Sara Pedri soffriva di “un vero e proprio Disturbo Post Traumatico da Stress”, a causa di “comportamenti vessatori frequenti e costanti” e del “clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante ed offensivo” all’interno del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Trento. Sarebbe stato tutto questo a portarla al suicidio secondo l’ipotesi formulata dalla dottoressa Gabriella Marano, psicologa clinica e forense, al termine dell’autopsia psicologica sulla ragazza, originaria di Forlì, 31enne scomparsa nel nulla dal 4 marzo 2020.

La perizia è stata depositata dalla famiglia Pedri alla Procura di Trento. Conclusioni che parlano di “quik mobbing” e non lasciano spazio ad alternative: dall’analisi sul telefono cellulare emerge che poco prima di sparire la ragazza aveva fatto delle ricerche su ponti. La sua autovettura venne ritrovata nei pressi del ponte di Mostizzolo, tra i comuni di Cles e di Cis, famoso in Trentino proprio per i suicidi. Per le indagini sui presunti maltrattamenti e abusi all’interno del nosocomio sono indagati l’ex primario Saverio Tateo e la sua vice Liliana Mereu, che si sono sempre dichiarati estranei alle dinamiche incriminate.

“Abbiamo analizzato – ha spiegato la dottoressa Marano in un’intervista a Il Corriere della Sera – la vita di Sara negli ultimi tre anni. Tutto porta a dire che qualcosa è nato e si è sviluppato nei tre mesi e mezzo trascorsi a Trento. A partire da agosto fino al momento del deposito della perizia in Procura, abbiamo analizzato oltre 20.000 pagine di messaggi Whatsapp, e-mail, telefonate della giovane ginecologa, e abbiamo sentito 15 testimoni per ricostruire la storia clinica, le relazioni sociali, amicali e lavorative della persona. Sono stati ascoltati l’ex fidanzato, il fidanzato, le colleghe di Catanzaro, l’amica storica che ha visto Sara crescere, ma anche la vicina di casa a Ferrara, dove Sara ha vissuto nel periodo universitario. Ma il supertestimone di questa vicenda è proprio Sara Pedri. È lei che ci spiega, attraverso un’imponente messaggistica, che cosa accadeva in reparto, è lei che si racconta attraverso i suoi sintomi”.

Secondo la specialista Pedri, ragazza esplosiva e serena e felice prima di arrivare in Trentino, era diventata inappetente, soffriva di disturbi del sonno, tachicardie, cefalea, tremori, dolore fisico. Morano riferisce di diversi episodi di violenze e umiliazioni segnalate dalla ginecologa. Per l’autopsia la 31enne era come “un agnello in mezzo ai lupi”, “sbranata dalla violenza di chi si è avventato contro di lei”, si legge. L’episodio di uno schiaffo in sala operatoria per la specialista “è stata probabilmente l’azione psico-traumatizzante che ha mandato in tilt Sara Pedri. Da quel momento, per lei è iniziata una discesa negli inferi”.

Le ideazioni suicidarie di Pedri sono riscontrabili per l’esperta nella messaggistica della ragazza. E anche “in quello che disse ai familiari nella settimana in cui tornò a Forlì, dal 21 al 28 febbraio. Raccontava di voler scomparire, e così aveva confidato anche all’amica Celeste. Poi, il 24 febbraio, scrisse al fidanzato Guglielmo: ‘Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò’“.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.