La scomparsa di Sara Pedri, ginecologa forlivese di 32 anni il 4 marzo 2021, ha fatto scoppiare una vera e propria bufera sul reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Caterina di Trento. Dopo la scomparsa della giovane e le denunce della famiglia Pedri, la Procura trentina ha aperto un’indagine per presunti maltrattamenti, che vede come indagati l’ex primario di ginecologia a Trento Saverio Tateo e la sua vice Liliana Mereu. Le parti offese – operatori del reparto, tra cui medici e ostetriche che saranno ascoltati in febbraio – sono in tutto 21, fra cui anche Sara Pedri.

Anche se di Sara non ci sono più tracce, la giovane continua a parlare attraverso le oltre 40mila telefonate, messaggi e mail che sono finite in una perizia psichiatrica eseguita dalla dottoressa Gabriella Marano per conto della famiglia Pedri. Quello che è emerso è che Sara potesse essere vittima di “quik mobbing” sul lavoro, come si legge nel documento di 119 pagine, e che vessazioni e maltrattamenti ricevuti in reparto le avrebbero provocato un disturbo post traumatico da stress capace, in neanche tre mesi e mezzo, di portarla a idee sucidarie.

Ma Tateo si è sempre detto estraneo da quelle dinamiche. “Va subito affermato, senza timore di essere smentiti, che non emerge alcuna indicazione proveniente dalla dottoressa Pedri, o da altri, circa atteggiamenti intimidatori, vessatori o violenti attribuibili al dottor Tateo e da lei subiti”. Lo scrive l’avvocato Salvatore Scuto, legale di Saverio Tateo.

L’avvocato contesta alcuni punti della perizia. “Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò” è una delle frasi attribuite a Sara. Secondo quanto rileva l’avvocato Scuto quella frase è stata estrapolata da una conversazione ben più complessa ed esisterebbe invece “un sentimento di personale insoddisfazione che accompagna la dottoressa Pedri in ogni contesto lavorativo in cui si è trovata. E ciò sembra del tutto indipendente dalle persone con cui la stessa ha collaborato, in quanto pare nascere dalla scelta dell’ambito professionale e da un vissuto particolarmente complesso”.

Negli atti ci sono infatti 32.561 pagine relative ai contenuti del telefono di Pedri, risalenti anche al 2019 e 2020, ben prima che la donna arrivasse in Trentino. Messaggi e mail ad amici, famigliari e colleghi da cui a volte traspaiono frustrazione e insicurezza. Secondo l’avvocato Scuto, quindi, la giovane ginecologa stava certamente vivendo un disagio “nel periodo appena precedente la sua scomparsa, questo disagio non era certo ‘ frutto’ del rapporto con dottor Tateo, come viceversa è stato univocamente fino ad oggi narrato dagli organi di stampa”.

Secondo l’avvocato Scuto, dall’analisi delle conversazioni di Sara Pedri, emerge un quadro di forte disagio personale legato soprattutto alla frustrazione della dottoressa per non poter coronare il vero obiettivo professionale, ovvero lavorare in un centro Pma, l’unità per la procreazione medicalmente assistita. “Perchè io l’ospedaliera non la posso proprio fare ragazzi”, scrive Sara Pedri il 3 agosto 2020 a conclusione di un concorso che non era riuscita a vincere.

In precedenza, il 21 ottobre 2019, sarebbero emerse forti tensioni con i superiori per alcune procedure che la ginecologa di Forlì non avrebbe rispettato nelle comunicazioni con i pazienti: “Io non vado in galera perchè tu ti stanchi a mandare 8 mail”, le scrive la tutor della scuola di specializzazione. Che aggiunge: “La… ti avrebbe licenziato in tronco. Prenditi una pausa rifletti e ne parliamo tra 8 giorni”. La difficoltà nell’ambiente di lavoro si evidenzia – secondo le conversazioni setacciate dai legali di Tateo – anche nei colloqui con colleghi, familiari e fidanzato durante il periodo trascorso a Trento e Cles. Il 13 febbraio del 2021 scrive al fidanzato: “Non avrei mai pensato di non farcela così”.

A sostegno della difesa, tante chat con le colleghe dell’università di Catanzaro dove si era specializzata, con la sorella ma anche con il fidanzato. “‘Non credo sia il mio posto, così come non lo era Catanzaro’ scrive la dottoressa Pedri – evidenzia l’avvocato Scuto -. Oppure scrive: ‘Mollo e vado gratis in qualsiasi centro Pma, almeno sono felice’. E ancora: ‘Il problema è che io lo sapevo anche prima che cosa volevo fare. Ma mi ha fatto paura la disoccupazione e così ho fatto la scelta sbagliata’. La dottoressa Pedri nel quadro emotivo che delineano i messaggi riportati si trova a non avere il coraggio di scegliere di interrompere quell’esperienza lavorativa.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.