Silvia Romano è stata liberata”. Ad annunciarlo è stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un breve tweet, dove ringrazia “le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna” e in cui aggiunge di aspettare il suo ritorno in Italia.

Silvia Romano, milanese, era stata rapita il 20 novembre del 2018 in Kenya, a Chakama, 80 chilometri da Malindi, in un raid armato nel quale restarono ferite cinque persone. Silvia lavorava per la onlus marchigiana Africa Milele, che opera nella contea di Kilifi, dove seguiva un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio.

LE PRIME PAROLE DI SILVIA – “Sono stata forte e ho resistito, sto bene e non vedo l’ora di tornare in Italia”, sono state le prima parole di Silvia, che si trova attualmente in Somalia. Dopo la liberazione, con una operazione avvenuta a 30 chilometri da Mogadiscio, in una zona ridotta in condizioni estreme per le alluvioni degli ultimi giorni, la cooperante è stata trasportata in un compound a Mogadiscio, dove la attende l’aereo dei servizi segreti che la riporterà in Italia, probabilmente già domenica pomeriggio. Dopo la liberazione, che ha visto il contributo dei servizi segreti di Turchia e Somalia, Silvia ha parlato al telefono con la madre e col premier Giuseppe Conte.

IL RAPIMENTO – Sul suo rapimento era calato rapidamente il silenzio, con pochissime notizie dall’Africa. Le autorità italiane avevano iniziato a collaborare con quelle keniane per ricostruire la dinamica del rapimento, probabilmente compiuto da criminali comuni. L’ipotesi circolata maggiormente anche sui quotidiani italiani era che, poco dopo il rapimento, la giovane cooperante fosse stata ceduta ad una seconda banda di rapinatori. A febbraio era circolata tra i quotidiani italiani la notizia, citando fonti kenyane, che Silvia fosse ancora in vita e tenuta prigioniera da un gruppo islamista, probabilmente i somali di Al Shabaab.

In Kenya si sta tenendo anche il processo a tre membri della banda di otto criminali comuni che ha rapito Silvia, ovvero Moses Luwali ChembeAbdalla Gababa Wario e Ibrahim Adan Omar. Il processo doveva riprendere l’11 marzo scorso dopo numerosi rinvii: uno dei tre accusati, Ibrahim Adan Omar, era riuscito a sparire nel nulla durante il suo periodo di libertà su cauzione ed è tutt’ora latitante.

LA REAZIONE DEL PADRE – “Sono un egoista adesso, la felicità è talmente grossa che scoppia”. Così Enzo Romano, il padre di Silvia, ha accolto la notizia della liberazione della figlia dopo 17 mesi di rapimento. “Non mi interessa di nessun altro, solo di riabbracciare la nostra Silvia dopo 17 mesi, ho contato i giorni. Adesso sono qui e fino a che non la vedo non mi sembra ancora vero. Sono qui e non riesco a pensare a niente a dire niente”.


LE PAROLE DI MATTARELLA – “La notizia della liberazione di Silvia Romano è motivo di grande gioia per tutti gli italiani. Invio un saluto di affettuosa solidarietà a Silvia e ai suoi familiari, che hanno patito tanti mesi di attesa angosciosa. Bentornata, Silvia!”. Questo invece il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, commentando la liberazione della cooperante milanese.

LE REAZIONI – A confermare la liberazione della cooperante rapita in Kenya anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Volevo darvi una buona notizia. Silvia Romano è libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua famiglia. E un grazie alla nostra intelligence, all’Aise in particolare, alla Farnesina e a tutti coloro che ci hanno lavorato”, scrive Di Maio sui social. Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, ha sottolineato che Silvia “sta bene ed è in forma. Provata ovviamente dallo stato di prigionia ma sta bene”.

“Mi pare stia bene, sia fisicamente che psicologicamente, è una ragazza molto forte, è una ragazza in gamba, mi pare che abbia resistito molto bene. Questa è l’impressione che ho avuto”, ha detto invece all’Adnkronos l’ambasciatore italiano in Somalia, Alberto Vecchi.