Il rilascio di Silvia Romano è arrivato dopo mesi di estenuanti e complicate trattative portate avanti dai servizi segreti italiani e con la fondamentale collaborazione dei colleghi somali e turchi. Così si è arrivati alla liberazione della volontaria 24enne, rapita il 20 novembre del 2018 in Kenya, a Chakama, 80 chilometri da Malindi, in un raid armato nel quale restarono ferite cinque persone, dove lavorava per la onlus Africa Milele per seguire un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio.

La consegna di Silvia, come racconta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, è arrivata questa notte dopo la lunga trattativa con il gruppo terrorista islamico di Al Shabaab, con la liberazione avvenuta a circa 30 chilometri da Mogadiscio, dove gli emissari dei sequestratori hanno consegnato la cooperante ai ‘contatti’ dell’intelligence italiana.

Soltanto lo scorso novembre le autorità italiane e i servizi segreti hanno avuto la conferma che Silvia stesse bene: per lungo tempo infatti erano mancate le notizie sulla sue condizioni, dopo il passaggio di mano tra i rapitori kenioti che l’avevano sequestrata e i fondamentali somali che l’hanno poi tenuta in custodia.

Una volta ottenuta la prova che Silvia era viva, è stata avviata la trattativa per il pagamento del riscatto, con la mediazione dei servizi segreti turchi. Venerdì sera lo scambio decisivo, complicato dalla zona dove è avvenuto, ridotta in condizioni estreme per le alluvioni degli ultimi giorni. Per Silvia Romano il ritorno a casa è atteso per oggi pomeriggio all’aeroporto di Ciampino, dove per le 14 dovrebbe atterrare un aereo speciale.