L’Italia intera festeggia oggi la liberazione di Silvia Romano, la volontaria milanese rapita il 20 novembre del 2018 da un commando di criminali mentre stava lavorando in un orfanotrofio con la onlus Africa Milele in Kenya, a Chakama, 80 chilometri da Malindi.

Silvia aveva 23 anni ed era carica di aspettative e voglia di aiutare chi era nato in una parte del mondo dove fame, guerre e malattie da decenni sono una lotta quotidiana per la popolazione.

Dopo la laurea nel febbraio 2018 in una scuola per mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale con una tesi sulla tratta di esseri umani, la Ciels, Silvia vola per la prima volta in Kenya, fa poi ritorno in Italia e poi riparte verso l’Africa. Il 20 novembre l’assalto armato e il rapimento da parte di un commando di otto uomini: tre membri della banda sono attualmente sotto processo in Kenya.

La giovane cooperante finisce quindi nelle mani di Al Shabab, gruppo terrorista somalo affiliato ad al Qaeda. Nella notte è scattata l’operazione di salvataggio dell’Aise, i servi segreti italiani, con la collaborazione dei colleghi turchi e somali. Il blitz è avvenuto a 30 chilometri da Mogadiscio, in Somalia, in una zona ridotta in condizioni estreme per le alluvioni degli ultimi giorni.

Silvia è stata quindi trasportata in un compound a Mogadiscio, dove la attende l’aereo dei servizi segreti che la riporterà in Italia, probabilmente già domenica pomeriggio. “Sono stata forte e ho resistito, sto bene e non vedo l’ora di tornare in Italia”, sono state le prima parole di Silvia.