Come spesso accade, la realtà dei fatti collide con la propaganda spinta dall’amministrazione Trump. Mentre si parla della nuova piattaforma OnlyFarms (nome scelto, ovviamente, per la somiglianza con la nota piattaforma), che illustra, Stato per Stato, il risparmio che gli agricoltori avrebbero ottenuto grazie alla Big, Beautiful Bill dello scorso anno. La piattaforma online è stata presentata nel corso della giornata nazionale per l’agricoltura, alla presenza di 800 agricoltori, ringraziati sentitamente per aver votato i repubblicani nelle ultime tre elezioni.

Il Presidente ha anche chiesto, in modo bizzarro, alle imprese produttrici di trattori, di abbassare i loro prezzi, come se per delle grandi imprese bastasse la richiesta di Donald Trump per poter rivedere al ribasso le loro proiezioni dei costi e le strategie di prezzo. Tutto pur di non vedere in faccia la gravità della situazione del settore: oltre 300 fattorie hanno dichiarato bancarotta nel corso del 2025, un incremento del 45% rispetto al 2024.

Nel corso del 2025, inoltre, i dati del dipartimento dell’agricoltura rilevano che negli Stati Uniti circa quindicimila piccole attività agricole sono state vendute in processi di accorpamento, che favoriscono i grandi proprietari terrieri e i grandi conglomerati, piuttosto che il piccolo agricoltore locale. E mentre questo avviene, il dipartimento taglia un fondo da circa 300 milioni di dollari, utilizzato per permettere a piccoli agricoltori di acquistare terreni.

Mentre il Presidente si vanta di aver aumentato il reddito degli agricoltori, il ministero dell’Agricoltura prevede in realtà un declino del reddito netto di categoria pari a circa l’1%, con una riduzione che sfiora il 3%, se teniamo conto anche dell’inflazione. E questo dato arriva nonostante il governo federale abbia erogato il livello massimo storico di sostegno al settore nel corso del 2025, segno che non sono solo le iniziative singole a determinare le fortune di un settore dell’economia che dipende grandemente dal contesto internazionale. I dazi, infatti, hanno reso più costose le importazioni, mentre la guerra in Iran ha fatto schizzare il prezzo del diesel di un dollaro e mezzo al gallone, da una media nazionale di 3.75 dollari del 25 febbraio ai 5.38 dollari medi di venerdì 27 marzo. Come possono sentirsi gli agricoltori di fronte ad una situazione del genere, soprattutto quando il Presidente che dice di essere dalla loro parte sostiene che l’aumento del prezzo del petrolio sia un fatto positivo per l’economia?

Le associazioni di categoria sostengono che le azioni dell’amministrazione, come la revoca di alcune sanzioni sul Venezuela, non siano abbastanza per evitare un aumento del prezzo del cibo. Questo aumento sarà invece necessario per mantenere i bilanci delle aziende agricole in un precario equilibrio, in cui il Presidente sembra occupato a raccontare una realtà parallela, sperando che un bacino elettorale così solido non finisca per attribuire a lui la colpa delle proprie sofferenze.

Michele Luppi

Autore