Dodici mesi di attesa e di accuse senza prove. Un tempo lunghissimo per diciassette giovani universitari, protagonisti dell’inchiesta sull’occupazione dell’Accademia di Belle Arti archiviata nei giorni scorsi. Se di fronte a un’ipotesi di reato v’è l’obbligo di indagare e verificare, viene da chiedersi se un anno sia un tempo ragionevole per tenere in sospeso la vita di tante persone. Ma passiamo al racconto dei fatti e con una premessa: la notizia dell’indagine ebbe sui giornali locali molto clamore, la notizia dell’archiviazione ne ha avuto molto meno, verrebbe da porsi una serie di domande anche su questo aspetto e sulla sete di gogna ancora non placata.

I fatti, dicevamo. L’inchiesta della Procura di Napoli nasce a fine febbraio 2021 in seguito alla denuncia di preside e direttore dell’Accademia. Nell’istituto in quei giorni c’è un presidio di studenti che denunciano disservizi che compromettono lo studio e la socializzazione, chiedono la didattica in presenza e uno sportello di ascolto. La Procura, dopo la denuncia, interviene su questi fatti. Oltre al reato di introduzione arbitraria in spazi altrui, procede per ipotesi di plurimi danneggiamenti dell’edificio e per l’uso illecito dello stesso a causa di murales e scritte sulle pareti della struttura. L’inchiesta coinvolge diciassette studenti, tutti giovanissimi. Vengono identificati al momento del sequestro preventivo dell’immobile disposto dal gip all’alba del 30 marzo 2021, quindi oltre un mese dopo la denuncia del presidente e del direttore dell’Accademia. I ragazzi riferiscono che la loro presenza nei locali dell’università quel giorno, di primo mattino (sono le 7,15), è del tutto occasionale e «sicuramente non continuativa» come sottolineato dagli avvocati del collegio di difesa, i penalisti Paolo Conte e Fausta Petraglia. Non c’è alcuna prova contro i diciassette studenti, eppure restano per un anno sotto accusa. Quando il 23 febbraio 2021 il preside e il direttore presentano denuncia, numerosi studenti non identificati erano già presenti nella struttura, si parla di un’assemblea a cui avrebbe partecipato «un folto gruppo di universitari» che si sarebbero rifiutati di abbandonare l’edificio. Quindi, perché puntare il dito contro giovani trovati lì un mese dopo quell’assemblea e quei fatti? Quanto alla qualificazione dei reati contestati, gli avvocati della difesa fanno presente che lo stesso direttore dell’Accademia «ha precisato, il 17 marzo 2021, in sede di integrazione della denuncia, che gli studenti presenti nell’edificio non hanno “mai impedito fisicamente di entrare all’interno dell’Accademia”». E dello stesso tenore è stata la dichiarazione resa dal presidente dell’Accademia, precisando che «solo per sicurezza in relazione al rischio di contagio epidemiologico il sottoscritto e gli altri appartenenti all’istituto, o che svolgono attività all’interno dello stesso, abbiamo ritenuto opportuno non avervi accesso».

Quindi, sostiene la difesa: «Appare paradossale che “l’occupazione” in oggetto si sarebbe realizzata attraverso un’apertura della struttura e non viceversa mediante un uso della stessa che ne escludesse l’altrui fruizione». Come a dire: se la porta dell’istituto era sempre aperta e quindi chiunque poteva entrare e uscire liberamente come si fa a dire che c’è stata “invasione”, e come si fa a dire che i diciassette studenti trovati in istituto al momento del blitz ordinato dagli inquirenti siano proprio gli stessi che un mese prima hanno “occupato” e imbrattato la struttura, tenendo conto che in quel mese c’è stato un viavai incontrollato di persone? Tanto più che, come emerso da varie testimonianze, alcune scritte e murales risalirebbero addirittura a qualche anno fa. E tanto più che su nessuna porta risultano segni di effrazione. Ciò nonostante, ci sono voluti dodici mesi di indagini, con tanto di proroga, per arrivare alla conclusione: nessuna prova, nessuna accusa. Caso archiviato.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).