Il fermo di Giuseppe Troncone, figlio 24enne del boss Vitale Troncone, vertice dell’omonimo clan che opera a Napoli nel quartiere Fuorigrotta, non è stato convalidato dal gip del tribunale partenopeo Enrico Campoli, accogliendo così il ricorso presentato dagli avvocati Andrea Lucchetta e Antonio Abet.

Troncone era stato sottoposto a fermo dalla Squadra mobile di Napoli il 24 dicembre con l’accusa di rapina e lesioni personale aggravate con riferimento a un pestaggio avvenuto lo scorso 2 ottobre, che sarebbe stato compiuto dallo stesso Troncone assieme al cugino Andrea Merolla (nella foto in basso, ndr), poi ucciso il 10 novembre in un agguato in via Caio Duilio. 

I due cugini, secondo l’accusa, si sarebbero resi responsabili del pestaggio di due uomini: una delle vittime sarebbe stata colpita più volte con il calcio di una pistola tanto da procurargli un indebolimento permanente di un organo e poi gli sarebbe stata rapinata l’auto sulla quale viaggiava.

Merolla venne ammazzato nei pressi di un distributore di benzina distante appena dieci metri dal bar della famiglia Troncone, dove si è consumato l’agguato avvenuto nelle scorse ore contro il boss Vitale.

Il gip ha accolto la tesi della difesa di Giuseppe Troncone, basata sulla mancanza di gravi indizi di colpevolezza e l’insussistenza del pericolo di fuga del loro assistito, non disponendo dunque alcuna misura cautelare nei confronti del 24enne che potrà lasciare il carcere di Secondigliano.

Un fermo, quello di Giuseppe Troncone, avvenuto a poche ore di distanza dall’agguato ai danni del padre Vitale, ancora ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale del Mare di Napoli. Il capoclan era stato ferito da colpi di arma da fuoco in un agguato avvenuto davanti al bar di famiglia proprio in via Caio Duilio il 23 dicembre.

La mossa della DDA era stata letta anche nell’ottica di ‘raffreddare’ il clima nel quartiere Fuorigrotta dopo l’agguato ai danni del boss Vitale Troncone, impedendo al figlio Vitale di mettere in atto rappresaglie e ‘colpi di testa’ che potrebbero portare ad una nuova e sanguinosa faida nel quartiere.

Ma il fermo è durato di fatto meno di 48 ore: l’impianto della Direzione distrettuale antimafia è crollato di fronte al gip Campoli, che ha accolto le richieste della difesa di Giuseppe Troncone decretandone l’uscita dal carcere di Secondigliano.

Troncone jr già in passato è stato coinvolto in episodi di violenza. Nel novembre del 2017 in seguito a una rissa nelle zone della movida di Chiaia con alcuni rampolli del clan Formicola di San Giovanni a Teduccio, e in particolare il giovane Gaetano Formicola detto “Pezzotto“, esplose da terra alcuni colpi d’arma da fuoco ferendo cinque coetanei. Arrestato e condannato in primo grado a dieci anni con le accuse di tentato omicidio e porto e detenzioni di armi, in Appello i legali (Antonio Abet e Antonio Liguori) ottennero l’assoluzione con Troncone che venne condannato a due anni per rissa (con pena sospesa).

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia