Il vero costo, oggi, è non decidere
Allarme salute mentale, 850mila richieste di aiuto: le più esposte sono le donne, boom tra gli under 35. La proposta di legge per superare la gestione dell’emergenza
La domanda di supporto psicologico e psichiatrico cresce ancora. L’iniziativa di “Diritto a Stare Bene” ha già raccolto oltre 70mila firme per costruire una rete pubblica di assistenza gratuita e integrata
Nel 2024 quasi 850mila persone in Italia hanno chiesto aiuto per la propria salute mentale. Non sono solo freddi numeri o dati sanitari, ma la triste storia di un sistema che non regge più. Secondo l’ultimo report del Ministero della Salute, la domanda di supporto psicologico e psichiatrico continua a crescere, colpendo in modo diseguale la popolazione. Le più esposte sono le donne: i casi di depressione sono quasi il doppio rispetto agli uomini. Anche tra i giovani i dati sono allarmanti.
Nel solo 2024 si contano 75mila nuovi pazienti under 35. Nella fascia 18-24 anni, i numeri raggiungono livelli particolarmente elevati: oltre 100 nuovi casi ogni 10mila abitanti tra le ragazze, più di 80 tra i ragazzi. Non si tratta solo di un aumento delle richieste: molti di questi accessi coincidono con l’esordio di disturbi significativi, che richiederebbero interventi tempestivi e continuativi. Quasi il 60% dei nuovi utenti ha meno di 55 anni: la fragilità psicologica si concentra sempre più nelle età centrali della vita sociale e produttiva. A fronte di questa pressione, il sistema pubblico mostra i suoi atavici limiti strutturali. Nei Dipartimenti di Salute Mentale, il personale è composto per il 37% da infermieri, mentre gli psichiatri rappresentano il 14,5% e gli psicologi appena il 7%. Non è solo una questione di numeri, ma di modello: si interviene tardi, spesso in emergenza, quando il disagio è già diventato patologia.
È dentro questo squilibrio che si inserisce la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione “Diritto a Stare Bene”, già depositata in Senato dopo aver raccolto oltre 70mila firme. Il suo obiettivo è chiaro: costruire una rete pubblica di assistenza psicologica gratuita, diffusa e continuativa, integrata nei territori. Non un servizio accessorio, ma un’infrastruttura sociale. Psicologi nelle scuole, negli ospedali, nei consultori, nei Comuni, nelle carceri, nei luoghi di lavoro. Un sistema che non si limiti a gestire l’emergenza, ma che lavori sulla prevenzione. Il costo? Supera i 3 miliardi di euro. Ma è proprio qui che si gioca il cambio di paradigma: non considerarlo come spesa, ma come investimento.
Uno studio del Dipartimento di Psicologia della Sapienza evidenzia in modo chiaro che intervenire tempestivamente, tramite un maggiore accesso alle cure psicologiche, può ridurre fino al 50% gli accessi al pronto soccorso, oltre a diminuire esami e visite specialistiche. Una questione, quindi, non solo sanitaria. Riguarda la dispersione scolastica, la solitudine cronica, la violenza, il bullismo, le assenze dal lavoro, la tenuta complessiva del tessuto sociale. La proposta è ora nelle mani del Parlamento. Il vero costo, oggi, è non decidere.
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