La storica insurrezione
Almost Heaven, West Virginia. Quando i sindacati svolgevano il loro ruolo: il caso dei minatori nel primo dopoguerra
Si immagini di essere dei minatori nel West Virginia. 1921. Tanti colleghi sono tornati da poco dalla Guerra Mondiale. Le compagnie che operano il mercato del carbone hanno il potere di uno Stato nello Stato: esistono intere città di proprietà delle società, che emettono la loro moneta con cui si pagano gli operai, che a loro volta possono spendere solamente nei negozi di proprietà delle compagnie, in un loop infinito composto da fatica e ristrettezze economiche.
Quando i sindacati svolgevano il loro ruolo
L’industria del carbone ha in mano anche gli alloggi dove risiedono i lavoratori, offrono i dottori agli ammalati, l’educazione (primaria, si intenda) ai figli dei minatori, insomma controllano tutto. Unirsi ad un sindacato significa essere cacciato da questo sistema, che è al tempo stesso una gabbia e l’unica certezza della vita dei minatori, o, nella peggiore delle ipotesi, subire violenza da parte degli investigatori privati della Baldwin-Felts. L’assassinio da parte di questi ultimi del sindaco di Matewan e, successivamente, dello sceriffo pro-sindacato Sid Hatfield, colpevoli di non aver respinto con adeguata forza un timido tentativo della United Mine Workers di organizzarsi nel territorio, scatenò la rivolta dei minatori, che si armarono con l’obiettivo di rompere la legge marziale in vigore nella contea di Mingo, oltre che organizzare il sindacato nella zona. Nel mese di agosto del 1921 un vero e proprio esercito di 10000 uomini era stato organizzato. Vestivano fazzoletti rossi al collo, diventando quelli che saranno poi i “redneck”, termine che ormai è parte della cultura popolare americana.
Il caso dei minatori nel primo dopoguerra
A inizio settembre la guerriglia è ormai iniziata, e i minatori riescono a sfondare le linee di mitragliatrici finanziate dagli operatori del carbone. Venne richiesto allora l’intervento del governo federale, per chiudere quella che, ad oggi, è la seconda insurrezione armata più grande della storia del Paese dopo la Guerra Civile, in cui in poco più di una settimana vennero sparati oltre un milione di proiettili. La battaglia fu, alla fine dei conti, una sconfitta per i sindacati, che dovettero aspettare gli anni ‘30 ed il New Deal per potersi radicare veramente nella West Virginia, ma questa storia ha degli aspetti attualissimi: il sindacato era qualcosa che i lavoratori desideravano ardentemente, per la quale erano disposti addirittura ad imbracciare il fucile e a rischiare la vita. Al giorno d’oggi, non esiste più questa stessa volontà, perché il sindacato è visto lontano dai lavoratori, più impegnato a parlare di politica estera che delle condizioni e delle problematiche del lavoro.
Che la storia dei minatori del West Virginia possa essere d’insegnamento al sindacato di oggi, affinché possa tornare ad essere attrattivo per quei lavoratori che sempre di più non riescono a riconoscersi in un soggetto che, ad oggi, sembra concentrato più sul Governo Meloni che sull’Ilva.
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