Con il suo debutto al festival californiano di Coachella, il dj Anyma conferma di appartenere ad una categoria ormai distinta da quella di semplice producer elettronico. Il suo lavoro non si limita ad essere solo nel set, e neanche nel live: ciò che il dj italo-americano porta in scena, è anche un ambiente, un dispositivo immersivo in cui suono, video, scala architettonica e costruzione simbolica concorrono a produrre un’esperienza unica. In questo senso, il deserto californiano non è solo uno sfondo, bensì una superficie di semplificazione, un vuoto naturale che rende ancora più evidente la tensione tra materia e simulazione, tra corpo e apparizione.

Chi è Anyma

Nato a New York e formatosi in Italia, Matteo Milleri ha costruito negli anni una grammatica estetica sempre più riconoscibile, fino a trasformare Anyma in una vera identità autoriale autonoma. Non è quindi una semplice emancipazione solista, ma l’emersione di un progetto che è stato pensato per funzionare come ecosistema visivo e sonoro, dove la musica resta il motore emotivo, ma non più il solo centro dell’opera.

I featuring a Coachella

Al festival di Coachella, la presenza sul palco di artisti come Matt Bellamy, Swae Lee, LISA e Joji, ha dato alla serata un’evidente forza spettacolare, ma il loro ruolo è sembrato quasi drammaturgico. I featuring, appaiono infatti come emersioni progressive dal mondo visuale costruito da Anyma: prima evocati dentro lo spazio dell’immagine, poi restituiti alla concretezza del corpo vivo. Questo risulta essere uno dei passaggi più efficaci del suo dispositivo scenico: la trasformazione del fantasma digitale in presenza fisica, della simulazione in incarnazione.

Anyma oltre la musica

C’è un livello che rende Anyma un caso interessante anche al di fuori del perimetro musicale: la trasformazione di una visione artistica in una vera macchina produttiva. Attorno al progetto, lavora una struttura creativa e tecnica di grande complessità, composta da team numerosi e altamente specializzati, costruita per dare forma a opere che richiedono un gran numero di risorse, lunghi tempi di sviluppo, sincronizzazione estrema del suono, visual, regia e ingegneria sul palco. Ed è proprio qui che Anyma smette di essere soltanto un artista e diventa anche un imprenditore, visto che questo progetto implica anche un rischio industriale.

Queste opere costano, devono viaggiare, adattarsi agli spazi, sostenere una filiera tecnica molto pesante e infine essere assorbite dal mercato globale delle live. In altre parole, il tour non può limitarsi ad essere visionario, ma deve anche essere venduto. Ed è proprio questo equilibrio tra radicalità visiva e sostenibilità produttiva a rendere il caso Anyma notevole. Inizialmente, la scommessa poteva apparire anche eccessiva, oggi, invece, si sta consolidando come un successo internazionale. Il fatto che molti artisti di primo piano vogliano salire sul palco o collaborare con lui è uno dei segnali più evidenti della forza ormai acquisita del progetto.