"Che fare?"
Patto con gli italiani, i punti non rinviabili dal centrodestra
La domanda d’obbligo è leninista, “che fare?” ma la risposta non può che essere conservatrice, o almeno questo dovrebbe essere il proposito. Perché se Lenin dopo attenta riflessione si pone l’obiettivo di fissare lo schema d’azione e gli obiettivi politici, così il centrodestra italiano e il governo sono chiamati a porsi questa domanda per questo ultimo tratto di legislatura.
Non ci sono dubbi che il governo paga in questa fase – si è visto con il referendum – timori e preoccupazioni che attanagliano i cittadini e che purtroppo poco hanno a che vedere con l’indirizzo politico dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Ma sono sempre i governi che pagano e sempre le opposizioni che ci guadagnano, è una legge della politica, un elemento storico difficile da contrastare. Così è avvenuto quando i riflessi del conflitto si sono abbattuti sulle tasche degli italiani. Caro benzina, energia e incertezza hanno prodotto un mix difficile da rasserenare in poco tempo.
In economia come in politica la percezione è tutto e gli strumenti in mano al governo sono oggettivamente limitati, al netto di una politica estera condotta perfettamente e acutamente in una fase convulsa e di grande trasformazione come quella attuale. L’Italia ha la sua nocchiera in questa “gran tempesta” e solide vele per superarla ma per il centrodestra e per il governo c’è l’appuntamento più importante all’arrivo in porto, quello con le urne. Per questo il quesito leninista nella sua pura e semplice formulazione (e nulla di più) si rende più che necessario e urgente ora e non deve essere una risposta emotiva alla difficoltà fisiologica per il dopo Referendum, ma un “patto” nella sua sacralità con gli elettori per questo ultimo tratto di legislatura, la pietra fondativo della stessa proposta politica per il prossimo quinquennio.
Perché aspettare per rispondere all’esito della sinistra di e dunque a quella che potrebbe essere la proposta del “campo largo” é un errore enorme, non solo, andrebbe a significare che il centrodestra gioca in difesa ed è la percezione peggiore che una maggioranza politica possa trasmettere. Questo è il momento delle scelte da realizzarsi su una piattaforma conservatrice, intesa come “sintesi” politica di quelle istanze che sono proprie dell’elettorato di questo governo e delle anime del centro-destra italiano e di tutte le forze liberali responsabili. Una sferzata deve essere data sulla pressione fiscale che attanaglia la classe media (partite iva, commercianti, piccoli imprenditori e giovani professionisti): perché non può essere tollerata da un governo di destra e liberale in economia. Riforma del fisco, che non può essere un ritocchino, ma una vera e propria demolizione di un sistema farraginoso e inquisitorio, più vicino agli usi dello sceriffo di Nottingham che ad uno stato liberale.
Linea dura sul Green Deal con l’Europa, difesa del Diesel di principio (e di accise) e del motore endotermico più in generale. Politica di lungo periodo sul Nucleare e sull’indipendenza energetica. Pugno di ferro su immigrazione irregolare e sicurezza. Sulla legge elettorale l’unico ritocco da fare è quello di restituire agli elettori la facoltà di scegliere i propri rappresentanti, ne va della serietà della nostra classe politica. Sui principi la linea è sempre la stessa: difesa della nostra identità nazionale, dell’interesse nazionale e dei nostri valori cristiani da chiunque vengano minacciati.
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