Il periodo feriale sta per terminare e i numeri dell’emergenza epidemiologica sono più allarmanti di quelli che c’erano prima della pausa estiva. Come ripartirà la giustizia? Ne discutiamo con l’avvocato Antonio Tafuri, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli. «La sensazione che abbiamo tutti è che a settembre, al termine del periodo di sospensione, la ripresa sarà segnata dalle misure che erano in vigore già nei mesi scorsi: prenotazioni obbligatorie in cancelleria sia per il civile sia per il penale, udienze a porte chiuse nel penale, contingentamento delle udienze civili con le trattazioni scritte laddove è possibile». Insomma, la sensazione combacia con il timore che poco o nulla cambierà e che la giustizia non aumenterà il passo.

«Giovedì avremo un incontro con i vari capi degli uffici e vedremo anche alla luce dei dati sui contagi di questi giorni», spiega Tafuri. Gli avvocati sono pronti a riproporre proposte per la ripartenza. «Sono quelle che avevamo già suggerito qualche tempo fa – precisa il presidente – Si potrebbero allungare i calendari delle udienze e gli orari delle cancellerie, perché è chiaro che se si facessero udienze tutti i giorni e anche nel pomeriggio, sia nel civile sia nel penale, e se le cancellerie funzionassero per più ore sarebbe tutto più diluito nel tempo e gli accessi sarebbero più controllabili». Nessun dubbio sull’obbligo di frequentare il Palazzo di giustizia muniti di mascherine e rispettando gli obblighi di distanziamento e i divieti di assembramento.

«Ma non si può accettare l’idea che finché non si trova il vaccino per il Covid la giustizia non funzioni. La gestione emergenziale del sistema giustizia non si può protrarre più di tanto. Non possiamo continuare a vivere così – aggiunge – Noi avvocati abbiamo subìto un drastico calo del lavoro e dei relativi fatturati e preoccupa la prospettiva futura. Abbiamo due grandi incognite – commenta Tafuri – Una riguarda la ripresa, non si sa come e quando si riprenderà, e l’altra riguarda le riforme in cantiere sia del processo civile sia del processo penale che non potranno che essere influenzate dal problema del Covid». Ci sono scenari incerti. «Bisogna considerare però che la limitazione delle udienze comporta inevitabilmente una limitazione delle facoltà del difensore», aggiunge Tafuri toccando anche il tema della crisi. La categoria è in difficoltà, molti avvocati si sono cancellati dall’albo, i numeri non sono tali da far parlare di una vera e propria fuga dalla professione ma sono un campanello di allarme. E la giustizia resta un servizio essenziale.

La fuga degli avvocati: “Costretti a cambiare lavoro per sopravvivere”

La fuga degli avvocati: “Costretti a cambiare lavoro per sopravvivere”LE STORIE:https://bit.ly/2Z7Ok2N

Gepostet von Il Riformista Napoli am Donnerstag, 25. Juni 2020

«Dobbiamo sfruttare in maniera intelligente la tecnologia, cosa che è iniziata da qualche mese ma deve essere perfezionata – propone Tafuri – Vanno bene i colloqui e i ricevimenti di avvocati e curatori a distanza e misure per impedire accessi inutili, ma è anche necessario implementare i servizi complementari, come le visure o gli accessi a servizi bancari, molti dei quali oggi continuano a essere necessariamente fisici. È importante che tutto quello che ruota attorno al mondo giudiziario si adegui all’informatica giuridica che di per sé funziona abbastanza soddisfacentemente. Nel penale – continua il presidente degli avvocati napoletani – ci sono molte cose ancora da fare sotto questo punto di vista, anche se bisogna dire che Napoli è la prima sede in Italia dove si sta sperimentando il processo penale telematico». Ma è l’organizzazione degli uffici giudiziari uno dei punti centrali.

«Bisogna fare in modo di arrivare a una organizzazione degli uffici, intesi sia come cancellerie sia come lavoro dei magistrati e lavoro di udienza, più razionale. Per questo serve uno sforzo in più da parte di tutti», dice Tafuri. Che, a proposito dei contrasti tra avvocatura e cancellieri dei mesi scorsi, chiarisce: «Le rivendicazioni degli avvocati non sono state mai indirizzate nei confronti dei cancellieri per criticare il lavoro del personale amministrativo, ma sono state sempre rivolte a evidenziare che il lavoro a distanza nel settore giustizia non è possibile e la giustizia non è compatibile al momento con il lavoro a distanza».