Guerra e voto
Bombe e corruzione, i problemi di Zelensky sono al fronte e anche dentro casa: la mossa del cavallo di Fedorov
C’è un teatro di guerra dove le forze ucraine tengono il punto rispetto al nemico russo e un fronte interno in cui, al contrario, Zelensky rischia l’osso del collo. Il bollettino delle ultime 48 ore pende in favore di Mosca, d’accordo. Il bilancio viene ridimensionato però se lo si osserva su un lasso di tempo di sette giorni, da cui emerge che è stata l’Ucraina ad avere la meglio.
I missili balistici russi, lanciati su Kyiv hanno provocato dodici morti. Sono stati colpiti un’area residenziale, un ospedale pediatrico e gli stabilimenti di Fire Point e Antonov, che producono i missili Flamingo e droni. Altri attacchi sono stati condotti Izmail, Mykolaiv e Odessa. Qui sono state danneggiate due navi che trasportavano rifornimenti per le forze armate ucraine e altre facility portuali. Il Ministero della difesa russo rivendica inoltre l’abbattimento di oltre 500 droni ucraini, molti dei quali diretti contro Mosca e Krasnodar e di un MiG-29 ucraino. Di questo episodio hanno parlato solo i russi. Pare che il velivolo stesse sganciando bombe plananti su Kostyantynivka da una posizione a Ovest di Kramatorsk, nell’oblast di Donetsk. A loro volta i droni ucraini hanno colpito una raffineria nel Tatarstan e un terminal petrolifero nella regione di Krasnodar. Rimane poi avvolta nel mistero la causa del blackout parziale che, l’altra notte, ha colpito alcuni quartieri di Mosca. Per diverse ore, i residenti di molti quartieri residenziali sono rimasti al buio e senza internet. I visitatori del centro commerciale “Gagarinskij” sono stati evacuati. Rallentata anche la circolazione di alcune linee metropolitane.
Le sorti della guerra non bastano però a Zelensky per fargli dormire sonni tranquilli. La nuova inchiesta sulla corruzione ha fatto saltare Iryna Mudra, vice direttrice dell’ufficio del Presidente. Il suo nome farebbe parte di uno schema di riciclaggio da circa 3,4 milioni di dollari e si intreccia con il caso Halushchenko, ma il ruolo specifico attribuito a Mudra non è ancora accertato. C’è un giudice a Kyiv, quindi. Per dirla alla aulica maniera. A Mosca, il concetto di trasparenza se lo sono lasciato indietro ai tempi di Gorbaciov e della Glasnost. L’Ucraina è una democrazia in cui, pur in stato di guerra, i magistrati fanno il loro mestiere. Suo coinvolgimento diretto o meno, la vicenda fa scricchiolare la tenuta politica del presidente ucraino.
Ieri il Parlamento ha ratificato la nomina di Yevhen Khmara come nuovo Ministro della difesa. Un atto d’ufficio che non ha sgonfiato le polemiche. Anzi, il predecessore di Khmara, il defenestrato Mychailo Fedorov, ha rotto il tabù chiedendo di andare al voto. La legge marziale in vigore lo vieta. È una mossa del cavallo che in un Paese in guerra apre a qualunque scenario. Fedorov, con i suoi 35 anni – il presidente ne ha 48 – e i buoni contatti con il mondo delle big tech Usa, potrebbe davvero avere delle ottime chance per cambiare il panorama politico interno ucraino. Al netto dello scontro con Mosca. Resterebbe da capire come si potrebbe andare al voto quando anche i seggi possono essere bersaglio di un drone.
La Russia, dal canto suo, sta facendo strumentalizzazioni solo di circostanza. Non ha la vittoria in tasca e poi sono giorni di riflessione questi per Putin e compagni. Il 19 agosto 1991, con il tentato golpe contro Gorbaciov, iniziava il crollo dell’Unione sovietica. Il 24 agosto dello stesso anno, l’Ucraina dichiarava la sua indipendenza dal Cremlino. Anniversari indigesti per chi ha voluto una guerra di restaurazione che dura da troppo tempo.
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