E’ evaso per la terza volta. Era in permesso premio ma alle 12 di sabato 5 settembre non è rientrato in carcere. Giuseppe Mastini, 60 anni, è ricercato da 24 ore dopo l’ennesima fuga dal carcere. Conosciuto come Johnny lo Zingaro (soprannome legato alle sue origini sinti), stava scontando l’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Sassari.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha delegato l’ispettorato generale del ministero della Giustizia a svolgere accertamenti preliminari sull’evasione di Mastini. L’intento è verificare la correttezza dell’iter seguito dal Tribunale di sorveglianza di Sassari nella concessione del permesso premio nei confronti del detenuto. E’ quanto si apprende da fonti di via Arenula.

UNA DOZZINA I PERMESSI – Stando a quanto appreso dall’agenzia AGI, Johnny lo Zingaro ha beneficiato dal febbraio 2019 ad oggi di una dozzina di permessi premio sempre su decisione del tribunale di sorveglianza sardo. Una media di uno al mese. Mastini non ha lasciato il carcere soltanto nel periodo caratterizzato dal lockdown adottato dal governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Proseguono intanto le ricerche che vedono impegnate tutte le forze dell’ordine Alla sua ricerca sono impegnate tutte le forze dell’ordine dopo il mancato rientro da un permesso premio alla casa famiglia “Don Giovanni Muntoni” gestita dai salesiani a San Giorgio, una borgata di Sassari.

LE EVASIONI PRECEDENTI – Già nel 1987, quando sfruttò un permesso premio per buona condotta, e nel 2017, all’epoca lavorava durante la giornata all’esterno del carcere, era riuscito a fuggire venendo poi arrestato nell’arco di poche settimane.

LA STORIA – Lo Zingaro, nato nel 1960 a Ponte San Pietro, comune in provincia di Bergamo, era rinchiuso da luglio del 2017 nel carcere di massima sicurezza di Sassari, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno del 2017 dal penitenziario di Fasano (Cuneo).

Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva appena 15 anni, il 28 dicembre 1975: era in compagnia di un amico, Mauro Giorgio, quando cercò di rapinare un’autista di un tram. Qualcosa però va storto e i due giovani sparano uccidendo l’autista e occultando il cadavere che verrà ritrovato dopo una settimana.

Condannato a 12 anni di carcere, nel 1987 sfrutta un permesso premio per darsi alla macchia. In quell’occasione conosce Zaria Pochetti, 20 anni, e si rende protagonista di una serata di ordinaria follia.

Era il 23 marzo del 1987 quando il latitante Mastini e la fidanzata vengono fermati da una pattuglia della polizia a Roma. Nasce un conflitto a fuoco in cui viene ucciso un agente (Michele Giraldi) e ferito gravemente un altro (Mauro Petrangeli). Lo Zingaro riesce a scappare insieme alla Pochetti ma dopo poco viene intercettato da un carabiniere in borghese. Ne scaturisce un nuovo conflitto a fuoco: all’indirizzo del miliare una raffica di proiettili che per fortuna non vanno a segno.

Mastini scappa nuovamente ma il carabiniere riesce a lanciare l’allarme attraverso una cabina telefonica. La fuga della coppia non si ferma nemmeno quando l’auto sulla quale viaggiavano vai in panne. Lo Zingaro, dietro la minaccia di una pistola, sottrae la vettura a una coppia. In questa circostanza la ragazza che si trovava in auto, terrorizzata, non riesce a scendere in tempo e viene temporaneamente sequestrata dalla coppia Mastini-Pochetti prima di essere liberata successivamente.

Nel giro di alcune ore i due vengono arrestati dalla polizia. Quasi due anni dopo, nel dicembre del 1988, Zaira Pochetti morirà dopo essere caduta in uno stato di catatonia e di anoressia. Dal carcere venne trasferita agli arresti domiciliari ma le sue condizioni di salute degenerarono fino al decesso cui seguirono le proteste della famiglia contro il trattamento subito in carcere dalla giovane donna.

“Per un anno intero – raccontò il padre a Repubblica – le sono stati fatti ingurgitare, giornalmente, una decine di prodotti farmaceutici. Tutto quello che mangiava lo vomitava. Non dormiva la notte. Aveva gli incubi. Quando il magistrato si è reso conto che le sue condizioni erano critiche ha concesso gli arresti domiciliari. Ma non è mai stata fatta una perizia spichiatrica”.

IL CONCERTO – Nel 1989 Mastini venne condannato all’ergastolo. Nel corso degli ultimi anni, il 12 marzo 2014, ha usufruito di un permesso premio di alcune ore al fine di partecipare al concerto del gruppo britannico The Prodigy presso l’evento Rock in Roma. La concessione è stata ottenuta grazie all’impegno del detenuto in un programma di reinserimento sociale, percorso studiato dai volontari dell’associazione Nessuno tocchi Caino.

L’OMICIDIO PASOLINI E LE SMENTITA – Johnny lo Zingaro era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini avvenuto nella notte tra il l’1 e il 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. All’epoca Mastini aveva 15 anni e pochi mesi dopo avrebbe compiuto il suo primo omicidio. In una intervista rilasciata a Repubblica nel 1998, ha dichiarato: “Sono tutte scemenze. E’ vero, conoscevo Pino la Rana (Giuseppe Pelosi, condannato per il delitto dell’ Idroscalo n.d.r.) ma con quella storia non c’ entro… Anche Pelosi lo ha confermato”.