Umanità, usiamo spesso il termine per contrapporre il bene al male, attribuendo bontà all’uomo. Sappiamo che è l’uomo l’essere capace di sprigionare il più male possibile, che è quello inutile, prodotto per banale malvagità. In natura si uccide, si sbrana, tutto per vivere, sopravvivere: gli animali non torturano per il gusto di farlo, per godere del dolore altrui. Le ecatombi inutili sono un fatto residuale, imposto dalla natura, mai scelto per piacere: una faina entra in un pollaio, ammazza tutti i polli quando gliene basterebbe uno, è il killing surplus, una condanna patologica imposta. Un uomo rapina una famiglia in una casa e dopo aver preso i soldi si diverte a fare supplizi.

Umanità sta per la parte migliore dell’uomo, si contrappone alla disumanità che è la scelta del male: le patologie, i bisogni incontrollabili non sono scelte, solo costrizioni. In un mondo disumano che porta i disperati su barche senza motore per lasciarli alla deriva, che non ci perde un minuto né una lacrima su quarantacinque morti affondati, che insegue col morbo persecutorio ogni piega trascorsa di Viviana e Gioele. L’umanità la dobbiamo cercare a lembi, negli eventi minimi. E ci sta tanta umanità al Sud, nei supermercati che chiudono dalle 13 alle 17 e mandano tutti a riunirsi a tavola e dopo scegliere tra il riposo e il mare. Ci sta tanta umanità nel Mediterraneo con le donne che tirano fuori le sedie, sui ballatoi delle rughe, e si mettono a parlare le une in faccia alle altre.

C’è tanta umanità di vecchi sotto l’ombrello dei carrubi che spadroneggiano nelle piazze. L’umanità vince perfino fra le bestemmie dei giocatori di carte che escono dal bar. C’è umanità, anche se non la si vorrebbe riconoscere, negli uomini feroci: nelle gambe di Graziano Mesina che vuole morire libero sulla sua montagna. Nel petto di Cutolo che vorrebbe smettere di sollevarsi fra i suoi cari. C’è una umanità che potrebbe affogare il mondo nella coda tranciata dall’uomo di Codamozza, la balena che con una coda ormai solo immaginata continua a nuotare per non andare a fondo. L’umanità, quella più vera, migliore, che è meglio dire animalità: è la scintilla che ci dà anima a tutti, che tutti siamo bestie e uomini.

È la fiaccola che corre nei boschi, tenuta in pugno da M49, un orso che non si rassegna al dominio dell’uomo, convinto che un Dio ci ha animato con lo stesso amore, ci ha fatto uguali, a ognuno ha dato uno spazio e non ci sia un diritto di vita e di morte che non sia un’ultima e estrema ragione. Gli ultimi, più importanti, brandelli di umanità di questa estate che non svela il disegno dell’autunno, stanno nella sua resistenza. Nella voglia di libertà di M49, un orso che sa farsi beffa delle prigioni umane, che si strappa il collare per far perdere le proprie tracce a un’umanità in affanno, prigioniera della sua arroganza smisurata.