Ho ascoltato con piacere Rosi Bindi a Tagadà, che cita – giustamente – l’insofferenza delle masse e tira in ballo la Germania prima di Hitler. Cita anche D’Alema, il quale, quando (dice lei) interrogato sulle cose di sinistra realizzate, ha citato solo la riforma sanitaria, ossia, lei. Non le passa per la mente che un partito di governo non può fare soltanto cose di sinistra, perché un gabinetto ministeriale non è una sezione di partito. Le famose “cose di sinistra” sono soltanto la citazione di un godibile film di Nanni Moretti, ma nella vita non si può andare avanti a colpi di iperboli di Roberto Benigni e di slogan privi di un qualsiasi retroterra di studi e proposte.

Le grandi frasi. È sempre colpa degli altri

Nel Nazareno vi è – fisicamente – una scritta nell’androne che recita “Questa è casa tua”. Spero che i senzatetto non se ne accorgano. A suo tempo, nella sede del PSI campeggiava, sempre nell’androne, una frase di Brodolini: “Da una parte sola, dalla parte dei lavoratori”, i quali, per imperscrutabili motivi, avrebbero dovuto pensare che le ricchezze di alcuni dirigenti dell’epoca, fossero il frutto del loro talento. Forse nel catalogo di ciò che non funziona a sinistra c’è il malvezzo di dire che la colpa è sempre degli altri, atteso che non capiscono la grandezza della sinistra. Tutti facciamo errori, ma essere incapace di accorgersene è un marchio, non un punto a favore. Non sono laici, non portano avanti i leader bravi ma dei personaggi che incontrino le simpatie della sinistra, dimenticando che alle elezioni votano tutti. Manca il coraggio di far dirigere il PD dai molti capaci che ci sono anziché da troppi personaggi minori.

La formazione di sinistra

La formazione a sinistra ha una grossa tradizione, non ne condividerei nulla, ma sarebbe disonesto ignorare il grande impegno e la capacità di farne uscire dei personaggi di grandissimo valore. Massimo D’Alema – che mi è francamente antipatico – aveva però attorno a sé un’eccellente versione delle c.d. egg heads kennediane. Ora la formazione è stata delegata a Marwa Mahmoud. Ho il massimo rispetto e simpatia per la Mahmoud, ma dalla lettura del suo curriculum non mi pare che fosse urgente attribuirle questo compito. Il tanto deprecato D’Alema aveva però attorno a sé nientemeno che Claudio Velardi (mi deve un caffè) Fabrizio Rondolino, Nicola Latorre, Marco Minniti e Gianni Cuperlo. Non dimentico Peppino Caldarola, che ammiravo moltissimo, col quale dovevamo vederci, ma purtroppo è mancato poco prima.

Un progetto vero in mano

È banale dire che la democraticità di un sistema dipende dall’attitudine dei partiti all’avvicendamento al potere. È meno banale soggiungere che non è geniale scegliere personaggi simpatici benché il loro compito sia molto più pedestre. Non si può fare di tutto per arrivare al potere, proprio tutto, senza capire che se si è credibili magari si governerà qualche minuto più tardi, ma se si ha in mano un progetto vero, non si sarà disarcionati dal primo simpatico Fratoianni che passa.

Un tempo il PCI aveva in simpatia gli intellettuali

Quanto alla democrazia, se fossimo più modesti ricorderemmo che nel Democracy Index dell’Economist, l’Italia è al n° 37 e Israele al n° 30. Come dire che qualcosa ci manca, ma non ce ne accorgiamo. Un tempo il PCI aveva in simpatia gli intellettuali, oggi giorno vien da considerare che un maître à penser di sinistra come Luca Ricolfi è stato colpevolmente accantonato, mentre dall’altra sponda, il Presidente del Consiglio talvolta si degna di colloquiare con Ernesto Galli della Loggia, un intellettuale senza virgolette che, pur predicando anch’egli nel deserto, talvolta s’imbatte in una qualche oasi d’ascolto. Un tempo al PCI piacevano gli intellettuali, ora si accontenta di qualche stellina mediatica. Non sono meriti, sono errori, e per uscirne, basterebbe pensare al Paese con la stessa frequenza con cui si pensa a sé stessi. Non sono di sinistra, ma non è necessario esserlo per dire che l’Italia ha bisogno di una sinistra. Una sinistra – per parlare di un’esperienza odierna – che non fugga dal dialogo a gambe levate perché non è tanto sicura di sé. Ne riparliamo.