La supply chain è quel processo che segue la “storia di un prodotto” dalla sua fase iniziale alla consegna finale. A tal riguardo, dobbiamo considerare la stretta interazione tra la logistica e l’articolato processo import – export; un’interazione che ha raggiunto livelli elevatissimi per quanto concerne i valori economici attivati. La logistica insieme all’import – export rappresentano la base su cui misurare il danno provocato dalla guerra in Iran, non solo sulla crescita del Paese e dell’Unione Europea, ma anche il cambiamento sostanziale su possibili strategie future.

Infatti:
•Cambiano le logiche ed i parametri assicurativi che finora hanno caratterizzato i rapporti tra le aziende di trasporto e le Assicurazioni
•Cambiano le logiche legate al just in time; cioè il processo produttivo parte solo dopo una difendibile conferma della commessa
•Cambia l’accesso ai consumi, scatta cioè una giustificata preoccupazione all’acquisto, questa preoccupazione produce un crollo diffuso dei consumi
•Cambia la organizzazione sia del processo di approvvigionamento delle materie prime che di distribuzione dei prodotti finiti
•Cambiano le logiche di gestione delle Società di trasporto delle merci su strada, su ferrovia, via aerea e via mare

Qualcuno, giustamente, osserverà ribadendo che tutto questo durerà per un arco temporale non lungo e che ogni cosa in realtà tornerà alle condizioni che hanno caratterizzato l’economia del nostro Paese e dell’Unione Europea non appena terminerà la guerra in Iran. Invece no! Mi spiace ma, purtroppo, l’intero comparto della logistica non potrà assolutamente dimenticare o sottovalutare quello che è successo negli ultimi 12 mesi, cioè in un solo anno. In realtà, il “motore autonomo Trump” ha modificato sostanzialmente le condizioni che caratterizzano e che, quindi, caratterizzeranno in futuro questo riferimento chiave sia della nostra economia che di quella della intera Unione Europea.

Non si tratta di terrorismo mediatico, ma solo un lettura oggettiva degli indicatori e degli allarmi che vengono proprio dal mondo dell’autotrasporto, dal mondo che garantisce giornalmente questo processo chiave della crescita e dello sviluppo. Un’emergenza, quindi, che impone un immediato coinvolgimento dell’Unione Europea per evitare che l’onda della guerra sia lunga ed addirittura irreversibile.
Una denuncia analoga, senza dubbio più circostanziata e più ricca di motivazioni, l’ha prodotta, giorni fa, il Presidente di Federacciai Antonio Gozzi relativamente alla emergenza energia; a tale proposito riporto un passaggio di un suo intervento: “Purtroppo anche questa volta l’Europa dorme, dimostrando la sua incapacità a gestire le crisi. Nei giorni scorsi una portavoce della Commissione Europea ha detto che al momento non c’è un’emergenza energetica in Europa e che la situazione delle forniture è stabile. Ma come? Stiamo vivendo, dopo quella del 2022, la più grave crisi energetica che il mondo abbia conosciuto: mai nella storia era stato chiuso lo stretto di Hormuz da dove passa il 20% del petrolio mondiale e il 20% del gas”.

Il Presidente di Federacciai prosegue poi sulle conseguenze economiche: “Ci sono stati rincari paurosi del prezzo del petrolio e del gas, praticamente raddoppiati nell’ultima settimana, il prezzo dell’energia elettrica è schizzato in tutti i Paesi europei, le industrie, specie quelle energivore, soffrono moltissimo e la Commissione dice che non ci sono le condizioni di emergenza? Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiesto ‘di agire subito stoppando i prezzi dell’energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel 2022’, e ha proposto ‘l’adozione di misure straordinarie sulla scia di quelle adottate all’indomani dell’attacco russo contro l’Ucraina’, sottolineando come la questione assuma per il nostro Paese connotazioni particolari”. L’Unione Europea dovrà, quindi, con la massima urgenza, ripetere quanto fatto in occasione della emergenza “Covid”. Testimoniare in modo inequivocabile il suo ruolo e la sua funzione strategica.