È stato un braccio di ferro quello andato in scena questa mattina al tavolo di maggioranza sul ddl Zan, il disegno di legge sull’omotransfobia che il centrodestra di governo e Italia Viva vorrebbero modificare a suon di emendamenti, in particolare sugli articoli 1, 4 e 7 (parti in cui si vuole eliminare ogni riferimento a identità di genere, reati di opinione e iniziative contro l’omotransfobia nelle scuole).

Nella riunione dei capigruppo Lega e Italia Viva hanno confermato la comunione di intenti per la modifica del ddl Zan, col presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari che ha consegnato un testo di sintesi sulle proposte di modifica che hanno trovato l’apprezzamento del capogruppo renziano Davide Faraone.

Non solo. Ostellari avrebbe anche chiesto di spostare a domani il voto sul calendario dei lavori dell’Aula del Senato, proposta condivisa appunto da Italia Viva. Quanto ad una data certa per la discussione in Senato, chiesta dal PD, Ostellari ha proposto il 22 luglio.

Una mediazione che il senatore del Pd Franco Mirabelli definisce “irricevibile”. “A noi – spiega – non va bene, toglie l’identità di genere, non c’è nessuna tutela poi per la transfobia”. Le parole più dure dai democratici arrivano però da Monica Cirinnà, la responsabile Diritti del Pd che con Alessandro Zan sta strenuamente difendendo il disegno di legge: “Di fronte al tentativo del presidente Ostellari di privare completamente di tutele le persone trans eliminando l’espressione ‘identità di genere’, mi auguro che tutte le forze che hanno votato il ddl Zan alla Camera facciano quadrato attorno al testo. Finalmente la Lega ha gettato la maschera e si è capito che non vogliono questa legge facendo di tutto per affossarla. Chi si presta a questo gioco allo sfascio, sulla pelle delle persone, ne sarà responsabile”.

NIENTE ACCORDO, SALTA DEFINITAMENTE LA MEDIAZIONE – Mediazione che, con la ripresa della riunione dei capigruppo, è definitivamente saltata. Alle 16:30 l’Aula del Senato voterà per per calendarizzare il testo il prossimo 13 luglio, con Italia Viva che pur avendo presentato emendamenti al testo si è impegnata a votare assieme a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle Leu.

Critiche sono arrivate sia da Italia Viva che dalla Lega. Per Davide Faraone, capogruppo renziano al Senato, “abbiamo perché si trovasse un’intesa, la proposta Ostellari era saggia. Purtroppo Pd, M5s e Leu, sbagliando, hanno deciso di forzare e di votare il calendario. Noi lo voteremo, ma il clima che si sta creando mette a repentaglio l’approvazione della legge”. I 17 senatori renziani sono l’ago della bilancia nel voto al Senato, anche se Renzi nei giorni scorsi ha più volte chiarito che col voto segreto il rischio di ‘franchi tiratori’ arriva dalle fila di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

La Lega da parte sua col capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo annuncia “una battaglia parlamentare i cui esiti i cui esiti al momento non posso ipotizzare“. E Matteo Salvini, dopo il fallimento della mediazione, ha scaricato le responsabilità di una possibile bocciatura del ddl sul segretario Dem: “Letta insiste. Si andrà in parlamento. Se la legge sarà affossata, il nome di chi ha impedito che si arrivasse all’unità è Letta. Gli è stata proposta mille volte, anche dai renziani, una mediazione. Noi continueremo ad insistere sul dialogo».

Il Partito Democratico invece, tramite Simona Malpezzi, ha sottolineato che “la commissione non ha mai lavorato in modo ordinato, ma solo con  volontà ostruzionistica. Noi abbiamo chiesto una data certa. Non abbiamo fatto nessuna forzatura, né sul calendario né sulla procedura d’urgenza. Ora con una data la commissione lavorerà in modo ordinato. Noi abbiamo sempre chiesto una data certa”.

Sulla stessa linea anche Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, che precisando come i pentastellati non abbiano “forzato la mano”, ha quindi chiesto di affidarsi al voto dell’Aula, dove “le posizioni mi sembra che si siano delineate in maniera molto chiara. Il problema principale è l’identità di genere – aggiunge Maiorino – che qualcuno ha definito una ideologia: non è così. Sono persone in carne e ossa, togliere l’identità di genere da una legge contro la discriminazione, significherebbe discriminare attraverso una legge dello Stato delle persone che dovrebbero essere tutelate

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia