I più oltranzisti all’interno del Partito Democratico dovranno probabilmente cedere perché, al momento, senza una trattiva col centrodestra il rischio è molto concreto: il ddl Zan senza modifiche potrebbe non passare alla conta del Senato.

Per questo il segretario Dem Enrico Letta, ieri a Milano per incontrare il sindaco in corsa per la rielezione, Beppe Sala, ha aperto al confronto in Parlamento sul testo ideato dal deputato Alessandro Zan per combattere l’omotransfobia: “Secondo noi il ddl Zan così com’è costruito ha al suo interno tutte le componenti e tutte le garanzie, in questo momento la cosa migliore è andare in parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com’è”, ha spiegato Letta, per il quale “il Parlamento è il luogo del confronto, naturale e per definizione, quindi andiamo in Parlamento e lì ci confronteremo”.

Al Senato il disegno di legge dovrebbe arrivare il 13 luglio prossimo, col voto per portarlo in Aula il 6, dopo mesi di ostruzionismo da parte del centrodestra per bloccare il testo in commissione Giustizia. Il relatore del testo, il leghista Andrea Ostellari, da parte sua e a nome del centrodestra ha proposto un tavolo di confronto, col PD che tramite il vice capogruppo ranco Mirabelli ha accettato “per allargare il consenso sul ddl Zan senza stravolgerlo. Se davvero Ostellari vuole un ‘tavolo’ questo è il momento per convocarlo, noi ci saremo”, ma con la garanzia sull’approdo in Aula del ddl. Tutto dipenderà quindi dalla riunione dei capigruppo di mercoledì 30 giugno.

Il compromesso accettato dal Partito Democratico, che lascerà presentare emendamenti in particolare a Italia Viva e a Forza Italia, serve a Letta e soci per presentarsi alla conta in Senato con maggiori certezze. In ballo ci sono modifiche a quelle parti del testo che vengono considerate rischiose per la libertà di espressione, sull’identità sessuale e sulla non obbligatorietà della giornata di sensibilizzazione. Pare infatti quasi certo che la votazione sarà effettuata con scrutinio segreto, previsto dall’articolo 113 del regolamento del Senato.

Da qui lo scendere a compromessi dei Dem, ben consapevoli dei rischi di franchi tiratori all’interno del centrosinistra: i principali ‘indiziati’ sono i renziani di Italia Viva, che dopo aver votato la legge alla Camera hanno mostrato titubanze sul testo. L’avvertimento era arrivato dallo stesso ex premier Renzi: “Se con il voto segreto va sotto su un emendamento, la legge rischia di essere affossata. Una legge serve e va approvata velocemente: i promotori devono decidere se accettare alcune modifiche con una maggioranza ampia o rischiare a scrutinio segreto su questo testo”.

Ma dei ‘no’ al ddl Zan potrebbero spuntare anche dall’ala più cattolica (ed ex renziana) del Partito Democratico e anche dal Movimento 5 Stelle che sulla carta è fortemente favorevole all’approvazione senza modifiche del ddl. Sulla carta ci sarebbero, al netto dei franchi tiratori,  168 favorevoli e 151 contrari.

Secondo il ‘pallottoliere’ del Corriere della Sera, il disegno di legge rischia seriamente di essere bocciato col voto segreto in Aula: non basterebbero infatti i voti favorevoli di parte di Forza Italia, con sette senatori ribelli. Almeno cinque i ‘no’ che potrebbero arrivare dal Partito Democratico, sette dai renziani, dieci dal Movimento 5 Stelle in subbuglio dopo lo scontro Grillo-Conte, più i 16 del ‘variopinto’ gruppo Misto (dove trovano spazio Leu più ex 5S e centristi vari), oltre ovviamente al gruppo compatto di Lega e Fratelli d’Italia.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia