Il Vaticano si sarebbe espresso contro il Ddl Zan. O almeno a favore di una sua modifica. Il Ddl è il disegno di legge contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo approvato alla Camera alla Camera nel novembre 2020 e in impasse al Senato per l’opposizione di Lega, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia; il relatore è il leghista Andrea Ostellari. La Segreteria di Stato del Vaticano avrebbe osservato che la proposta violerebbe “in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato”. Qualora dovesse essere confermato, si tratterebbe di un atto senza precedenti: è la prima volta che la Segreteria della Santa Sede impugna il Concordato, l’accordo tra Stato e Chiesa firmato nel 1984; non era mai successo che il Vaticano intervenisse nell’iter di approvazione di una legge italiana esercitando le facoltà dei Patti Lateranensi. A firmare la nota il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati monsignor Paul Richard Gallagher. A dare la notizia il quotidiano Il Corriere della Sera.

Gallagher avrebbe consegnato la nota formale, scritta in terza persona e non firmata, il 17 giugno nelle mani del primo consigliere. La nota a sua volta sarebbe stata consegnata all’ambasciata italiana in Vaticano e agli uffici del ministero degli Esteri. Il documento solleverebbe alcune preoccupazioni sulla proposta di legge in esame presso il Senato in quanto alcuni contenuti ridurrebbero “la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”.

Quindi per la Santa Sede il ddl metterebbe in discussione in alcuni passaggi la “libertà di organizzazione” e la “libertà di pensiero” della comunità dei cattolici. Il comma 1 infatti assicura infatti alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale”, il comma 2 garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. I promotori della legge Zan hanno comunque in più occasioni ribadito come la libertà di espressione non venga messa in discussione dal ddl, a differenza delle incitazioni all’odio e alle molestie. Il disegno mantiene insomma separate la propaganda dall’istigazione, punendo la seconda ma non la prima. Altro problema da non tralasciare sarebbe l’articolo 7 del disegno di legge che prevede l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia che metterebbe in difficoltà le scuole cattoliche e che gli oppositori del ddl hanno strumentalizzato facendola passare come un’occasione di propaganda della Comunità Lgbtq+. Contro il disegno di legge si era esposta anche la Cei, la Conferenza Episcopale dei Vescovi Italiani, ma non si era ancora arrivati a un tale livello nello scontro sulla legge molto dibattuta.

Che cos’è il Concordato

Il Concordato è il documento ufficiale, in vigore dal 1984, che regola il rapporto tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. A sottoscriverlo, il 18 febbraio 1984, il Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli. Il Concordato revisionava quello firmato nel 1929 dal duce dell’Italia Fascista Benito Mussolini e il Cardinale Pietro Gasparri nell’ambito dei Patti Lateranensi.

Il documento mussoliniano riconosceva la sovranità della Santa Sede e il nuovo stato del Vaticano e regolava l’esercizio del culto, lo statuto di sacerdoti e vescovi, il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio cattolico, l’insegnamento religioso nelle scuole italiane. L’Assemblea Costituente approvò l’articolo 7 della Costituzione che recepì i Patti Lateranensi ma prevedeva che le future modifiche non sarebbero state materia di revisione costituzionale.

L’accordo del 1984 fu firmato a Villa Madama. Comprende 14 articoli più un protocollo addizionale in 7 punti. Prevedeva il superamento del Cattolicesimo inteso come religione di Stato. E quindi dettava tra le altre cose nuovi meccanismi nel finanziamento delle istituzioni ecclesiastiche italiane, la libertà della Chiesa di istituire scuole ai cui alunni venisse assicurato un trattamento “equipollente” a quello degli istituti statali, il diritto degli alunni di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. L’articolo 2 – quello sul quale avrebbe richiamato l’attenzione la Segreteria di Stato – dettava inoltre la libertà della Chiesa di organizzazione ed “esercizio del magistero” e per i cattolici “di manifestazione del pensiero”. L’articolo 14 del Concordato stabilisce che “se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione o di applicazione delle disposizioni precedenti, la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata”. La questione verrà posta all’attenzione del Presidente del Consiglio Mario Draghi e del Parlamento.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.