«Parlare come fa la nota verbale del Vaticano di un attentato alla “libertà di pensiero” della comunità dei cattolici riguardo ad alcuni passaggi del ddl Zan, mi pare una preoccupazione eccessiva e fuori luogo. Nel senso che non esiste nel nostro ordinamento una norma che imponga ad alcuna scuola di assumere un atteggiamento predefinito su materie come quelle trattate dal ddl Zan. La libertà d’opinione non è in discussione». A sostenerlo in questa conversazione con Il Riformista è Luigi Berlinguer che da ministro della Pubblica istruzione è stato artefice della riforma sulle scuole paritarie.

Luigi Berlinguer è stato Rettore dell’Università di Siena dal 1985 al 1994, Segretario generale della conferenza dei rettori delle Università italiane fino al 1994. Nella XIII legislatura è stato ministro della Pubblica istruzione, dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica nel governo Prodi e poi ministro della Pubblica istruzione nei due governi D’Alema. Ed ancora: nel quadriennio 2002-2006 è stato membro del Consiglio superiore della magistratura (Csm), parlamentare per più legislature ed europarlamentare. E qui ci fermiamo, perché è sufficiente questo parziale curriculum vitae, per indicare la statura politica e intellettuale del nostro interlocutore

Secondo il Vaticano alcuni passaggi del ddl Zan non solo metterebbero in discussione la “libertà di organizzazione” — sotto accusa ci sarebbe, per esempio, l’articolo 7 del disegno di legge, che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia —; ma addirittura attenterebbero, in senso più generale, alla “libertà di pensiero” della comunità dei cattolici.
Le preoccupazioni avanzate in questa nota verbale dalla Santa Sede non sono fondate perché non c’è nessuna istituzione che possa imporre alle scuole private di partecipare alla lotta antiomofobica. Che potere d’imposizione ha? È una proposta di libera discussione tra gruppi politici che dicono “noi siamo antiomofobia”, punto e basta. Non è che stai dicendo che le scuole private sono obbligate anch’esse a diventare anch’esse antiomofobiche. Non è vero. È questo che non si capisce.

Sempre secondo questa nota, il Vaticano vorrebbe, o se vogliamo edulcorare, auspicherebbe che le scuole private, di ispirazione cattolica, venissero esentate dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia.
La Giornata nazionale, la sinistra e più in generale le forze che si riconoscono in questa battaglia, che io condivido, contro l’omofobia, la proclamano ma mica è detto chi vi parteciperà e che questo sia cogente per le scuole private. Le scuole private che vogliono partecipare partecipano, le altre sono libere. Chi le organizza può decidere che non sono sopraffatte da questa iniziativa o costrette da essa ad essere antiomofobia. La questione di essere o meno antiomofobia è una libera scelta. Non è che tu fai una manifestazione antiomofobia e tutte le scuole devono allinearsi su questo. Non è vero. Questo è il punto. Il punto è che l’iniziativa antiomofobica, che è una scelta politica, non costringe nessuno ad aderire a questa idea. Si può al massimo criticare un indirizzo politico della sinistra che vorrebbe mobilitare tutte le scuole possibili e immaginabili, quelle che lo accettano, sulla linea antiomofobica. Se la sinistra è contro l’omofobia, ha tutto il diritto di esserlo. Ma questo non vuol dire che la sinistra, magari attraverso un disegno di legge, pretende di costringere tutti ad aderire a questa idea. Il Vaticano sostiene: voi non potete coinvolgere su questo le scuole private, e quelli rispondono: noi coinvogliamo chi vogliamo ma questo non è cogente per le scuole, perché non abbiamo questa facoltà d’imposizione.

Ma allora in cosa consisterebbe questo attacco alla “libertà di pensiero” della comunità dei cattolici?
Ma questo non esiste in natura. A parte il fatto che nella comunità dei cattolici esiste una pluralità feconda di pensiero su materie legate ai diritti civili, e alla stessa sfera della sessualità. Non mi pare che esista un pensiero unico. E questa è una conquista per l’insieme della società italiana. Ci può essere un atteggiamento di parte, magari anche della gran parte dei cattolici contrario nel merito al fatto che la sinistra si schieri in modo forte sulla linea antiomofobia. Io sono contro l’omofobia, in tutte le sue declinazioni, perché l’omofobia è qualcosa di antidemocratico, culturalmente negativo. Noi siamo contro. Ma ciò non vuol dire che vogliamo costringere tutti a obbedire a questa idea. Ecco il punto esagerato della reazione del mondo vaticano. Perché darebbe a Zan e alla sinistra un potere cogente nei confronti delle scuole su una scelta che invece è squisitamente di politica culturale. Che ognuno fa per conto suo.

Quindi non c’è nessun attacco alla libertà di pensiero
Non c’è nessun attacco alla libertà di pensiero perché nessuno nel nostro ordinamento ha il potere di attaccare la libertà di pensiero, di opinione. Ci può essere una polemica su posizioni politiche diverse, che contesta la validità di contenuto di una posizione, ma questo – e batto con forza su questo tasto – non significa automaticamente che sia cogente e obbligatoria per le scuole e che quindi non siano più libere di pensare diversamente. Le scuole sono libere di pensare diversamente e nessuno gliela può sottrarre questa libertà. Ci vorrebbe un atto di forte autoritarismo antidemocratico di cui non ci sono le premesse nel nostro ordinamento. E soprattutto non c’è la volontà di ledere la libertà. C’è la determinazione a contestare un indirizzo politico, ma questo è parte di una naturale dialettica democratica.

“Il nostro è uno stato laico e non confessionale», ha chiarito subito in Parlamento il presidente del Consiglio Mario Draghi. Draghi. “Il Parlamento è libero di discutere e legiferare” e ovviamente lo fa “nel rispetto della Costituzione e degli accordi internazionali”, ha affermato il premier.
Esatto. Ha già risposto anche Draghi. Quella del presidente del Consiglio è una risposta esaustiva, convincente. E che ha l’autorevolezza di un Primo ministro. Questo però è autorevolezza e non capacità cogente che lui non si sogna neanche.

Quello che colpisce e che fa discutere è che a prendere posizione non sia stata la Conferenza episcopale italiana ma il Vaticano, cioè uno Stato. Per questo si è parlato e scritto di ingerenza. A suo avviso è una parola grossa?
Parlare di ingerenza mi pare francamente eccessivo. Non avverto questo rischio. Bisogna volere e saper tenere il tutto nella pubblica dissonanza di pensiero su certi argomenti e niente più. Guai a imbarcarsi in “guerre di religione”, in nome del cattolicesimo o della laicità. Non c’è l’elemento dell’imposizione che ti costringerebbe ad adottare una posizione diversa dalla tua.

Come ministro della Pubblica istruzione…
Come ministro della Pubblica istruzione io suggerirei al ministro oggi in carica: tieniti fuori da questa discussione. Perché una cosa è il dissenso sui contenuti, che deve essere libero, altra cosa è la volontà di imporne l’attuazione come accettazione pedissequa, perché allora non è legittimo. Perché in questo caso si metterebbe in essere una imposizione o un tentativo di imposizione, per essere più esatti. Ma questo non mi pare che ci sia stato. Quello che viene da chiedersi è: ma perché la Chiesa ha tanta paura di questo rischio d’imposizione che, a mio avviso, non c’è?

Bella domanda. E qual è la sua di risposta?
Che mi sorprende perché non ne vedo la ragione, salvo che non ci sia qualcosa di segreto che noi non sappiamo ma che non avrebbe comunque efficacia egualmente.

Da ministro della Pubblica istruzione, lei è stato l’artefice di una riforma sulle scuole paritarie…
Da ministro della Pubblica istruzione e da parlamentare, ho voluto dare regolarità alle scuole non statali, le quali sono libere di esistere, nessuno glielo può impedire, però noi abbiamo creato le condizioni delle scuole non statali, ove adottino tutti i provvedimenti previsti dall’ordinamento, come esercizio di una funzione pubblica che è quella dell’insegnamento. Quella di fare education, cioè istruzione, è una funzione pubblica anche per le scuole a gestione amministrativa privata, non solo per quelle statali.

Lei ha fa fatto in precedenza riferimento ad un fronte progressista che si batte contro l’omofobia. Ma perché questo dovrebbe irritare la sensibilità del mondo cattolico?
Tutto questo mi sembra un po’ esagerato. C’è un eccesso di preoccupazione che mi dovrebbe essere spiegato perché forse c’è qualcosa dietro che non conosciamo.

Senza avventurarsi nella dietrologia, ma non ci può essere anche un tentativo di mettere in difficoltà un papato, quello di Bergoglio, che su certe questioni si è aperto con coraggio alle ragioni esterne alla comunità ecclesiale cattolica?
Certamente non è della sinistra la volontà di mettere in difficoltà un Papa che si è dimostrato così aperto a certe tematiche. Io applaudo quegli atti di Papa Francesco o comunque dei cattolici che dimostrano una sensibilità a certe questioni dell’organizzazione della società, delle scelte umane che sono lungimiranti. Questo pontificato ha determinato passi importanti nel dialogo interreligioso, nel favorire l’inclusione, nel prendere le difese dei più indifesi, e anche su delicati temi inerenti alla sfera dei diritti civili e della parità di genere. Guai a metterci contro, sarebbe fuori dal mondo. Di fronte a una sensibilità di questo tipo noi non possiamo che applaudire.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.