Paul Richard Gallagher è arcivescovo e segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Sarebbe stato lui a muoversi, secondo lo scoop de Il Corriere della Sera, con un documento consegnato all’ambasciata italiana in Vaticano e quindi al ministro degli Esteri, per sollevare le preoccupazioni della Santa Sede in merito al disegno di legge Zan, in esame al Senato, contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo. Il compito ricoperto da Gallagher è quello di una sorta di ministro degli Esteri della Santa Sede. Parla correntemente l’italiano, il francese e lo spagnolo, oltre che all’inglese naturalmente.

Gallagher infatti è nato a Liverpool nel 1954. È cresciuto al collegio San Francesco Saverio di Woolton. È stato ordinato sacerdote nel 1977 e ha conseguito il dottorato in medicina presso la Pontificia accademia ecclesiastica a Roma. È membro diplomatico della Santa Sede dal 1984, presso la quale ha cominciato la sua attività in Tanzania, Uruguay e nelle Filippine. È stato membro della diplomazia della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, nominato da Papa Giovanni Paolo II; quindi nunzio apostolico in Burundi, in Guatemala, in Australia. È stato nominato arcivescovo titolare di Holdelm nel 2004. Dal 2014 è Segretario per i Rapporti con gli Stati, nominato da Papa Francesco.

Gallagher si sarebbe presentato lo scorso 17 giugno all’ambasciata italiana presso la Santa Sede e al Primo Consigliere avrebbe consigliato una cosiddetta nota “non verbale”. Lo scoop de Il Corriere della Sera, se confermato, configurerà un gesto emblematico, senza precedenti: la prima volta che viene impugnato la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa del 1984. O almeno pubblicamente impugnato.

Per la Santa Sede il ddl potrebbe mettere in discussione l’articolo 2 dell’accordo, e in particolare il comma 1 che assicura alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale”; e il comma 2 che garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Altro punto di discordia: l’articolo 7 del disegno di legge che prevede l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia che metterebbe in difficoltà le scuole cattoliche e che gli oppositori del ddl hanno strumentalizzato facendola passare come un’occasione di propaganda per la Comunità Lgbtq+. Contro il disegno di legge si era esposta anche la Cei, la Conferenza Episcopale dei Vescovi Italiani, senza arrivare al livello del dibattito configurato dalla “nota non verbale” qualora fosse confermata.

Immediata la reazione dei promotori e sostenitori del ddl: la libertà di espressione non viene messa in discussione dal disegno, hanno spiegato, a differenza di chi si rende protagonista di episodi che possano incitare alle molestie e alla violenza. Il ddl mantiene insomma separate la propaganda dall’istigazione, punendo la seconda a differenza della prima.

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