Mario Draghi respinge l’ingerenza del Vaticano sul ddl Zan, il disegno di legge sull’omotransfobia ‘firmato’ dal deputato del Partito Democratico. Il presidente del Consiglio, intervenuto nella discussione al Senato, ha espresso il suo parere sulla richiesta formale da parte del Vaticano di una revisione del ddl Zan, arrivata tramite una “nota verbale” consegnata lo scorso 17 giugno dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, al primo consigliere Pier Mario Daccò Coppi.

Nel suo intervento a Palazzo Madama, atteso sin da ieri e arrivato nel corso delle repliche ai senatori sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno, il presidente del Consiglio ha ricordato che “il nostro è uno stato laico, non è confessionale, quindi il Parlamento ha tutto il diritto di discutere e legiferare”.

Il nostro ordinamento, ha ribadito il premier, “contiene tutte garanzie per rispettare gli impegni internazionali tra cui il Concordato. Ci sono i controlli preventivi nelle commissioni e poi i controlli successivi della Corte Costituzionale”. Draghi a tal proposito ha voluto citare una sentenza della Corte costituzionale del 1989, evidenziando che “laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, bensì tutela del pluralismo e delle diversità culturali”.

In ogni caso, ha aggiunto l’ex numero della Bce, Palazzo Chigi “non entra nel merito della discussione. Questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo”.

Parole che dunque ricalcano quelle delle terza carica dello Stato, il presidente della Camera Roberto Fico, che questa mattina aveva ricordato come “il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente. Il ddl Zan è già passato alla Camera, ora è al Senato, sta facendo” il suo iter “e noi non accettiamo ingerenze“.

LE REAZIONI – Parole che, da classico paradosso italiano, hanno trovato apprezzamento in tutti i fronti politici. Se da una parte infatti il segretario del Partito Democratico Enrico Letta dice di “riconoscersi completamente nelle parole” di Draghi, dall’altra parte il presidente della commissione Giustizia in Senato, il legista Andrea Ostellari, sottolinea che “certamente l’Italia è uno stato laico, ma laicità, come ha specificato, è tutela del pluralismo e delle diversità culturali, anche quelle religiose”.

Ancora diversa la posizione di Fratelli d’Italia, che con Giorgia Meloni sottolinea la “schizofrenia” della sinistra che critica l’ingerenza del Vaticano e approva la decisione dell’Europa di intervenire sulla legge ungherese sull’omosessualità: “Delle due l’una: o s’ingerisce o non s’ingerisce, non è che si possono sempre usare due pesi e due misure”.

IL CASO DIPLOMATICO – Il documento del Vaticano ha sollevato un caso diplomatico. La Santa Sede ritiene che alcuni passaggi del disegno di legge contro l’omostransfobia, passato alla Camera nel novembre 2020 e in stallo al Senato, violerebbero il Concordato del 1984 e potrebbero mettere in discussione l’articolo 2 dell’accordo, e in particolare il comma 1 che assicura alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale”; e il comma 3 che garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Immediata la reazione dei promotori e sostenitori del ddl: la libertà di espressione non viene messa in discussione dal disegno, hanno spiegato, a differenza di chi si rende protagonista di episodi che possano incitare alle molestie e alla violenza. Il ddl mantiene insomma separate la propaganda dall’istigazione, punendo la seconda a differenza della prima. Perciò il Vaticano è stato accusato di ingerenza.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia