Trapelano poche e generiche informazioni sul programma del governo che dovrebbe essere presieduto da Mario Draghi, oggi all’ultimo giorno di consultazioni, e già parte il dibattito. Il tema è quello della scuola: ieri, secondo quanto fatto trapelare dall’Agi, il Presidente del Consiglio incaricato avrebbe parlato dell’Istruzione come di una delle priorità dell’esecutivo. E quindi avrebbe definito necessario l’assunzione di migliaia di docenti e ipotizzato un prolungamento della durata dell’anno scolastico (l’ipotesi, secondo i giornali, non confermata, fino al 30 giugno).

Sono bastate queste poche parole per far partire il dibattito: quello della scuola è uno dei temi più delicati dall’esplosione della pandemia tra i banchi a rotelle, aperture e chiusure, zone Gialle e Arancioni e Rosse, decisioni in autonomia delle Regioni. Sul tema è intervenuto quindi Andrea Maggi, insegnante, giornalista, scrittore divenuto noto per la sua partecipazione come insegnante di italiano, latino ed educazione civica nel reality show di Rai2 Il collegio.

In un post sui social network Maggi ha fatto un appello al Presidente incaricato. Riforme, didattica a distanza, condizioni delle infrastrutture, ascolto del personale docente al centro del monito dell’insegnante. Il dibattito è aperto.


Egregio Mario Draghi,

Le è capitato di entrare di recente in un’aula scolastica a luglio? Suppongo di no, altrimenti non le sarebbe nemmeno venuto in mente di prevedere un calendario scolastico più lungo.

Le posso assicurare, giacché insegno da diciassette anni, che già dalla seconda metà di maggio nelle scuole di tutta Italia è necessario fare lezione con le finestre spalancate per non morire di caldo. Non sto esagerando. Ci sono aule che dalle dieci antimeridiane sono invivibili già in primavera. Figuriamoci cosa possono diventare d’estate! E questo vale per le scuole del nord come per quelle del sud.

Consiglio di non squagliare gli studenti (né i docenti) dopo un anno estenuante come quello che stanno passando, costringendoli a lessarsi al caldo dopo essersi “lessati” davanti ai monitor dei loro computer per la didattica a distanza. Sarebbe una tortura inutile. Si concentri piuttosto su una riforma che dal prossimo anno rimetta in primo piano il sapere. Si lavori affinché, dopo questa “sbornia digitale” scolastica, non si confondano i contenuti informazionali ricavabili dalla rete con i contenuti empirici. È un equivoco su cui vale la pena ragionare. Ne va del valore dello studio e dello studiare da ora in avanti.

Non procediamo avventatamente, prolungando in modo insopportabile quest’anno scolastico già di per sé esasperante. Avviamo una riflessione fin da adesso su ciò che è funzionato e su ciò che invece non è andato bene, per programmare il prossimo anno scolastico con obiettivi ben precisi.

E per una volta dopo trent’anni di riforme scolastiche calate dall’alto, La scongiuro, coinvolga la base. Noi, i docenti.

Vito Califano