Al via oggi la seconda tornata di consultazioni del Premier incaricato Mario Draghi. Si concluderà domani. Trattative diesel, partite piano e sempre più efficaci via facendo. Dalla prospettiva di una maggioranza incerta, o di un fallimento delle consultazioni, il campo si è allargato fino a superare i confini dell’auspicata maggioranza Ursula. Solo Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha anticipato che non sarà nell’esecutivo. Veti incrociati o ammorbiditi tra Partito Democratico e Lega.

Dal secondo giro di incontri ci si aspetta comunque anche qualche indicazione più precisa sugli interventi dell’esecutivo – chi lo vorrebbe a lunga durata, di legislatura, e chi d’“urgenza” fino a elezioni – e sulla squadra di governo. La settimana scorsa era stato Nomos, Centro Studi Parlamentari, una delle principali realtà italiane nel settore delle Relazioni Istituzionali, del Public Affairs e del Lobbying, a provare a fare punto sulla squadra. Sette, in quel caso, i dicasteri blindati. Cinque in mano ad attuali ministri, come Dario Franceschini alla Cultura, Luciana Lamorgese dell’Interno, Lorenzo Guerini alla Difesa, Sergio Costa all’Ambiente. Spiccavano poi i nomi di Vittorio Colaio per i Trasporti; Marta Cartabia, Raffaele Cantone, Paola Severino e Andrea Orlando alla Giustizia; Sabino Cassese agli Affari Regionali. Ipotesi o poco più.

I primi nodi da sciogliere, scrive invece il Corriere della Sera, in questa fase sono il sotto-segretariato alla Presidenza del Consigli e i ministeri dell’Economia. Per il primo ruolo sarebbero in pole position Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e già ragioniere generale dello Stato, e Luisa Torchia, giurista e allieva di Sabino Cassese e Massimo Severo Giannini.

Per quello che riguarda il Mise, ministero dello Sviluppo Economico, il Mit Infrastrutture e Trasporti e il Med, Economia e Finanza, circolano diversi nomi. E quindi: il vicepresidente della Bei Dario Scannapieco, il vicedirettore di Bankitalia Luigi Federico Signorini, Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria dal 2012 al 2020. Da non sottovalutare i nomi di Carlo Cottarelli, Lucrezia Reichlin ed Ernesto Maria Ruffini, al momento a capo dell’Agenzia delle Entrate. Per lo Sviluppo Economico, voci di corridoio danno favorita Panucci.

Non tramonta agli Esteri l’ipotesi di Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero degli Esteri, il cui nome era già circolato nel toto-premier. La Farnesina resta comunque roba che scotta: attualmente c’è Luigi Di Maio, capo de facto del Movimento 5 Stelle. Altri nomi, riportati dal Corriere, sono quelli di Laura Sabbadini, oggi all’Istat, che il Partito Democratico vorrebbe alle Pari Opportunità mentre Enrico Giovannini sarebbe in lizza per il ministero per il Lavoro.

La bagarre potrebbe scoppiare intorno ad altri ministeri di spesa come Difesa, Sanità, Ambiente e Istruzione. Qui entrerebbero in gioco anche i big dei partiti, come lo stesso Di Maio e Stefano Patuanelli per il M5s; Franceschini, Guerini e Orlando per il Pd; Antonio Tajani, Renato Brunetta, Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini per Forza Italia; il numero due della Lega Giancarlo Giorgetti che avrebbe convinto il segretario Matteo Salvini all’appoggio al governo. Giuseppe Conte ha negato una sua partecipazione al governo ma definito irresponsabile voltare le spalle a Draghi.

Da tenere comunque presente le probabilità di ministeri tecnici. Un sondaggio Demos per Repubblica ha riportato il 61% degli italiani favorevole a un governo misto di tecnici e politici, il 25% solo tecnici, l’11% solo politici.

Antonio Lamorte