“Io dico che l’Italia ora ha tutto per uscire dalla crisi. Hai soldi e ha la guida giusta. Se tutti remiamo nella stessa direzione ce la faremo”, dice Matteo Renzi in un’intervista al Quotidiano Nazionale. Dopo quasi due mesi di corsa, di faccia a faccia, di crisi vuole rifiatare, dice, starsene un po’ nella sua Firenze. Riconosce di aver rischiato l’osso del collo nell’apertura – con le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto lo scorso 13 gennaio – della crisi della maggioranza e anche che la sua Italia Viva adesso avrà probabilmente meno peso nell’esecutivo anche se “potrà giocare un ruolo importante nel mondo riformista, specie se il Pd resterà sdraiato sul Movimento Cinque Stelle”.

Renzi ripete che sia Draghi e non Giuseppe Conte la persona giusta per gestire i 209 miliardi di euro del Recovery Fund. “Adesso tutti dicono: meno male che c’è Draghi. Credo che il salto sul carro diventerà quest’anno una specialità olimpica. Vedremo i contiani diventare draghiani. Niente di nuovo. L’importante è che il Paese sia in buone mani”.

Un’occasione, l’incarico all’ex Presidente della Banca Centrale Europea, in quanto potrà portare l’Italia a giocare un ruolo da guida in Europa con la scadenza degli incarichi nel 2021 della cancelliera tedesca Angela Merkel e del Presidente francese Emmanuel Macron nel 2022.

Renzi quindi è soddisfatto, è felice, e si rilassa perché ha appena superato la partita più difficile della sua carriera politica. “Perché in tutte le battaglie precedenti mi era stato riconosciuto, dai miei avversari, il senso di ciò che volevo fare. Quando nel 2009 ho fatto le primarie a Firenze. Quando, da cattolico, ho fatto le leggi sulle unioni civili. E poi quando ho fatto il Jobs Act, e quando abbiamo mandato a casa Salvini, e quando abbiamo promosso il referendum di riforma costituzionale. C’è sempre stato chi contestava. Ma diceva: capisco che cosa Renzi vuol fare”. E invece “stavolta, quando abbiamo aperto la crisi, nessuno ne capiva il motivo. Si dava per scontato che la pandemia dovesse chiudere ogni spazio di dibattito politico. E io non riuscivo a spiegare il senso di quello che stavamo facendo”.

Non avrà aiutato certo l’epidemia ancora da debellare, la crisi economica, il Paese bloccato, la conferenza in Arabia Saudita con il Principe ereditario Mohammed Bin Salman descritto come un fautore di una sorta di “Rinascimento” in un Paese che viola sistematicamente i diritti umani. “Mi sono preso un sacco di insulti – dice Renzi – dicevano che pensavo ai posti da ministro. Anche al bar non ci riuscivo, anche con le persone che mi erano sempre state vicine. Ora però siamo invasi da migliaia di messaggi”.

Antonio Lamorte