Una maggioranza che ‘rischia’ di essere ampia, ampissima per Mario Draghi. Dopo il secondo giorno di consultazioni l’unico no secco, chiaro, è quello di Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia si tira fuori dall’ipotesi di sostenere con la fiducia l’esecutivo dell’ex numero della Bce, che incassa invece i sì di  Pd, Italia Viva, e Forza Italia. Via libera anche da Leu, il partito del ministro della Salute Roberto Speranza, pur storcendo il naso all’eventualità di trovarsi al tavolo con i sovranisti, mentre oggi è il turno di Movimento 5 Stelle e Lega, che venerdì hanno lanciato segnali incoraggianti. 

A conti fatti è pur vero che l’unico ad assicurare sostegno a Draghi “indipendentemente dal nome dei ministri e da quanti tecnici e quanti politici” è Renzi. Nicola Zingaretti ribadisce la fiducia all’ex Bce ma “abbiamo anche espresso le nostre preoccupazioni e in parte le nostre proposte”. Insomma “piena disponibilità”, ma non a tutti i costi: “Invieremo nelle prossime ore un documento per un programma di Governo forte, di lunga durata”.

Lunga durata che viene confermata all’uscita dalle consultazioni da Giorgia Meloni. “Abbiamo chiesto al premier incaricato se il suo sarà un governo a termine, che consenta di riportare al voto gli italiani a giugno. Non è così, l’orizzonte è più lungo, di legislatura”, spiega la leader di FdI ribadendo il no a Draghi. 

Nel campo dei sovranità all’italiana la posizione di Matteo Salvini si fa invece più sfumata: “A me piacerebbe che nel Governo ci fossero tutti, mi dispiace che altri mettano veti”. Il pressing dell’area riferibile a Giancarlo Giorgetti si fa sentire e il Carroccio è passato dal ‘no’ ad una decisa apertura, ma per esserci la Lega vuole prendere parte all’esecutivo: “Non sono per le mezze misure: se sei dentro, sei dentro e dai una mano, ti prendi onori e oneri. Se stai fuori, stai fuori”, dice Salvini, che dovrebbe però saltare il giro nel ‘totoministri’ a favore di Giancarlo Giorgetti, che con Draghi peraltro ha un ottimo rapporto. 

Restando nel centrodestra, da Forza Italia è arrivato l’appoggio a Draghi ad un “governo dei migliori”, assicura Antonio Tajani, che sostituisce come capodelegazione Silvio Berlusconi, costretto a tirarsi indietro per precauzione sanitaria, ma chiarisce anche che “non è una nuova maggioranza politica”.

Resta quindi il rebus Movimento 5 Stelle. Per tentare di non sfaldare il tutto, Beppe Grillo è arrivato a Roma e guiderà oggi la delegazione all’incontro ma prima farà il punto con ministri, capigruppo e Vito Crimi. Riunione che vedrà anche la partecipazione del premier dimissionario Giuseppe Conte. Tra i grillini Davide Casaleggio punta al voto sulla piattaforma Rousseau per evidenziare la spaccatura e puntare alla scissione dei “duri e puri” assieme ad Alessandro Di Battista. 

Quanto a Draghi, dopo gli incontri con Lega e M5s, potrebbe aggiornare il Colle, poi lunedì mattina incontrare le parti sociali – sono preallertati Confindustria e sindacati – e subito dopo iniziare un nuovo giro con i politici.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia