Matteo Salvini lascia sulla spiaggia del Papeete il mojito e rimette gli abiti dello statista. Il leader della Lega non pone condizioni “né su persone né su idee né su Movimenti” al presidente incaricato Mario Draghi, perchè “è un momento in cui il bene del Paese deve superare l’interesse personale e partitico“. E’ un discorso che spiazza per la sua apertura quello che fa uscendo dal colloquio con l’ex numero uno della Bce il capo del principale partito italiano (secondo i sondaggi).

“La ripartenza dell’edilizia e delle opere pubbliche sia fondamentali, quindi dalla Tav al Ponte sullo Stretto penso ci sia una sensibilità comune”, ha aggiunto Salvini parlando ancora di cosa dovrebbe occuparsi di un eventuale esecutivo Draghi.

Una forte apertura arrivata dopo due giorni di continui segnali in quel senso, non escludendo l’ipotesi di una partecipazione attiva al governo. “Noi siamo a disposizione, siamo la prima forza politica del Paese, siamo una forza che dove governa lo fa con ottimi risultati a differenza di altri crediamo non si può andare avanti a colpi di no”, sono state la parole di Salvini dopo il colloquio con l’ex numero della Bce.

Quanto alla formula del governo, tecnico e o politico, Salvini spiega che “non mi metto a chiedere a priori se intenda fare un governo tecnico o politico o se ci sia tizio o caio. Lascio a lui queste valutazioni per allestire una squadra o come si possa recuperare un ministro. Sarà lui a decidere”.

Per il leader del Carroccio dunque “ci devono essere alcuni obiettivi condivisi, ciascuno deve rinunciare ad un pezzo di priorità per fare un tratto di strada che, non sarà lungo, insieme”.

CRIMI: “CI SAREMO CON LEALTA'” – L’apertura spiazzante di Salvini viene seguita da quella meno convinta del Movimento 5 Stelle. La delegazione uscita dalle consultazioni, organa di Beppe Grillo che non si è presentato davanti alla stampa, ha sottolineato tramite il reggente politico Vito Crimi che “al Paese serve un governo il prima possibile. Se nascerà un esecutivo noi ci saremo con lealtà“.

Crimi ha posto dei paletti chiari, per la nascita del governo Draghi “serve una maggioranza politica solida che possa quindi sostenere un governo solido. Queste sono le premesse perché si possa di fatto formare l’esecutivo superando le criticità che hanno caratterizzato la fine del governo Conte due”.

Chiari anche i punti di partenza per un eventuale esecutivo: il nuovo governo deve formarsi “con una vocazione solidale, ambientalista, europeista“. “Abbiamo ribadito  – ha aggiunto Crimi – che in quest’ultimo anno e mezzo alcune forze di maggioranza hanno lavorato insieme, raggiungendo anche risultati importanti, affrontando la crisi pandemica nel miglior modo possibile. Confrontandosi, riconoscendo esigenze e criticità reciproche, con una capacità di mediazione e comprensione delle rispettive caratteristiche, con tanta lealtà, che da parte nostra non è mai mancata. E questo ci ha consentito di superare dei momenti difficili e di contrasto. È su questa base che deve formarsi un nuovo governo“.

LUNEDI SECONDO GIRO DI CONSULTAZIONI – Lunedì 8 febbraio partirà il secondo giro di consultazioni del presidente del consiglio incaricato Draghi. L’ex Bce vedrà alle 15 il Gruppo Misto della Camera e le Minoranze Linguistiche; alle 15,30 il Maie, Movimento associativo italiani all’Estero – Psi (componente Gruppo Misto Camera); alle 16 +Europa – Radicali Italiani (Componente Gruppo Misto Camera) e +Europa – Azione (Componente Gruppo Misto Senato); alle 16,30 Noi con l’Italia-Usei-Cambiamo!-Alleanza di centro (componente Gruppo Misto Camera) e Idea e Cambiamo (Componente Gruppo misto Senato); alle 17 toccherà a Centro Democratico – Italiani in Eurpa (Componente Gruppo Misto Camera); alle 17,30 Gruppo per le Autonomie (Svp-Patt, Uv) del Senato.

IL PD IMBARAZZATO DALL’APERTURA DI SALVINI A DRAGHI

GRILLO: “FRAGOLE SONO MATURE”  “Le fragole sono mature. Le fragole sono mature“. È il messaggio in codice, di grande apertura al governo Draghi, che scrive Beppe Grillo a conclusione del suo ultimo intervento sul blog. Nel testo Grillo elenca una serie di punti programmatici e ministeri: “Creare un ministero per la transizione ecologica; energia al ministero per la transizione ecologica; meno imposta alle società benefit; consiglio superiore per lo sviluppo sostenibile; ridurre sussidi ambientalmente nocivi (20 miliardi)”. In particolare, propone di “fondere in un ministero per la transizione ecologica gli attuali ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico. Come hanno fatto Francia e Spagna, e altri Paesi. Nominare ministra/o un persona di alto profilo scientifico e di visioni”. Di “dare la competenza della politica energetica al nuovo ministero per la transizione ecologica o almeno all’eventuale superstite ministero dell’ambiente. Come è in Francia, Svizzera e altri paesi”.

Per Grillo è necessario “ridurre alle ‘società benefit’ e a quelle che lo diventino l’imposta sul reddito d’impresa dall’attuale 24% (ora uguale per tutte le imprese); al 20% per grandi società benefit, es. con più di 5 milioni di fatturato), al 15% per ‘PME società benefit’. Se grandi società come Enel, Eni, Barilla, etc diventassero benefit, sarebbe una rivoluzione. Es. Danone è una ‘società benefit'”. Inoltre, sottolinea, si dovrebbe “creare anche in Italia, come in Germania, Francia e altri Paesi, un Consiglio superiore per lo sviluppo sostenibile con pochi membri, in numero dispari tra 5 e 9, composto di personalità di altissimo profilo scientifico, nominate dal presidente della Repubblica per un lungo mandato (5-10 anni). Una specie di ‘Corte suprema per lo sviluppo sostenibile’. Con valore consultivo, ma con grande autorevolezza e intensa comunicazione pubblica”. Infine: “Calendarizzando la riduzione con urgenza. Con ammortizzatori tecnici/fiscali/sociali per le categorie svantaggiate (es. Agricoltori). La Commissione europea ci dice: volete spendere i nostri 80 miliardi per ridurre l’impatto ambientale, ma state spendendo i vostri 20 miliardi con sovvenzioni che lo aumentano”.

DIBBA ANCORA CONTRARIO – Chi lo strappo non vuole ricucirlo nel Movimento 5 Stelle è Alessandro Di Battista. Il “Che Guevara di Roma Nord” nel  giorno del colloquio fra la delegazione del M5S e il premier incaricato si mette di traverso su Facebook e di fatto mette i presupposti per una scissione nei pentastellati: “Se fossi in Parlamento non darei la fiducia al presidente Draghi“. “Tuttavia il punto non è neppure lui — sottolinea il capo dei “duri e puri” – . Io non potrò mai avallare un’accozzaglia al governo che potrebbe andare da Leu alla Lega. Tutti dentro perché nessuno ha intenzione di fare opposizione. Oltretutto in democrazia l’opposizione serve”.