La giornata da assoluto e indiscusso protagonista di Matteo Salvini, che si prende la scena con una apertura larghissima al governo Draghi, provoca grande imbarazzo tra le fila del Partito Democratico. Il leader del Carroccio ha scombussolato i piani del segretario Nicola Zingaretti, non ponendo condizioni “né su persone né su idee né su Movimenti”, perché “è um momento in cui il bene del Paese deve superare l’interesse personale e partitico”.

Un discorso che, fino a pochi giorni fa, sarebbe stato inimmaginabile. Subito dopo il punto con la stampa sono uscite indiscrezioni pesanti dal Nazareno, in grande difficoltà con un ingresso della Lega all’interno dell’esecutivo guidato dall’ex numero della Bce. 

Le voci, rilanciate da autorevoli esponenti del Partito, hanno infatti posto la possibilità per il PD di votare la fiducia all’esecutivo senza però far entrare i ministri dem nella compagine, di fatto un appoggio esterno: Zingaretti & co. voterebbero quindi provvedimento per provvedimento nel rispetto delle linee programmatiche del partito.

Un retroscena seccamente smentito dal partito in una nota: “Sono totalmente infondate le notizie su orientamenti assunti su eventuale appoggio esterno al Governo. La posizione del Pd è stata votata dalla direzione nazionale all’unanimità e illustrata ieri al Professor Draghi”.

Ma le posizioni diverse all’interno dei Dem restano, due anime differenti nella gestione della crisi di governo e dell’appiattimento sulla figura di Giuseppe Conte: una guerra intestina che rischia di esplodere.

Prova ad utilizzare l’ironia il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, per commentare i risultati di questo primi giro di consultazioni: “Un primo effetto l’incarico a Draghi l’ha avuto: Salvini è diventato europeista in 24 ore“. Proprio Draghi avrà nei prossimi giorni il compito più difficile, stilare una sintesi per mettere insieme un programma e una squadra da presentare nel secondo e decisivo giro di consultazioni.

Altro messaggio chiave arriva, sempre su Twitter, dal capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, che prova a smorzare i toni all’interno di un partito apparso sorpreso dal ritrovato “europeismo” salviniano.  “Per il Pd l’interesse del Paese è la bussola. Occorre sconfiggere l’emergenza sanitaria, sociale e economica. Per questo sosteniamo lo sforzo di Draghi con convinzione piena e assoluta collaborazione”, è l’appello che arriva da Delrio.