Inizia una settimana clou per Mario Draghi che dovrà tirare le somme dopo le consultazioni e organizzare la squadra. Il presidente incaricato si è preso la domenica ‘libera’ per tirare le somme necessarie dopo il primo giro di consultazioni, nel quale è entrato senza numeri e ne è uscito con una maggioranza ben più ampia di quella cosiddetta ‘Ursula’.

LA RISPOSTA DEI PARTITI – I sì di Lega e Movimento 5 Stelle (dopo quelli di Partito democratico, Forza Italia, Europeisti, Maie, Cambiamo!, Idea, Centro democratico e Italia viva) certamente mettono in sicurezza il prossimo governo, ma aprono fibrillazioni che starà al presidente incaricato stroncare sul nascere.

Nel Pd si è già aperta la temuta fase ‘pre-congressuale’, ovvero la richiesta di un vero Congresso per stabilire se la gestione della crisi di Nicola Zingaretti e del suo gruppo dirigente sia stata all’altezza delle aspettative. Il segretario nazionale, infatti, aveva posto come unico paletto quello di “non mischiare” i voti dem con quelli dei sovranisti. L’apertura di Matteo Salvini ha scompaginato i piani, e di certo non si può chiedere a Draghi di respingere o rifiutare l’offerta di collaborazione del Carroccio. Specialmente dopo il ritrovato europeismo del suo leader. Zinga prova a chiuderla così, allora: “Salvini ha dato ragione al Pd”.

Restando nell’area ‘dello sviluppo sostenibile’, come ha definito Giuseppe Conte l’alleanza tra democratici, M5S e Leu, anche in casa Cinquestelle l’aria resta frizzante, visto che Alessandro Di Battista non si è lasciato convincere nemmeno dall’intervento di Beppe Grillo a cambiare idea su Draghi. E con lui una pattuglia di circa 10 senatori (ma il numero potrebbe essere molto più basso) e 15 deputati, poco convinti di dare il proprio voto a quello che il ‘pasionario’ definisce “l’apostolo delle élites”. Faranno buona compagnia a Giorgia Meloni, sempre più decisa a non concedere la fiducia all’esecutivo anche se FdI è pronto a votare ogni provvedimento che servirà al Paese.

I SINDACATI – Sul tavolo del presidente incaricato, che intanto incassa l’endorsement del suo successore alla Bce, Christine Lagarde (“Ho piena fiducia che sarà all’altezza della sfida: far ripartire l’economia italiana, con l’aiuto dell’Europa”), resta il dossier parti sociali.

Molto probabilmente incontrerà i sindacati mercoledì mattina, prima di salire al Colle. Il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, vuole “un nuovo Statuto dei lavoratori” e “partecipare al cambiamento del Paese”. Buone speranze in Draghi le ripone anche Annamaria Furlan, la leader Cisl che assicura: “Andremo all’incontro con spirito molto positivo, dobbiamo tutti responsabilmente collaborare per creare condizioni di favore al nostro Paese, a favore dell’occupazione, della salute, dei cittadini e delle cittadine”.

I PUNTI NODALI – Molto dipenderà da quale formula individuerà l’economista per il suo governo: ad oggi il mix tecnici-politici sembra l’ipotesi più accreditata. Ma i quattro nomi per i settori nevralgici indicati dal Quirinale (salute, economia, sviluppo economico, lavoro e Recovery fund) è molto probabile che li scelga fuori dall’arco parlamentare. Tirata anche quest’altra riga, si tratterà di capire chi far entrare: solo i leader, personalità di primo piano dei partiti o esperti di area. A Draghi l’ardua sentenza. Ma le lancette corrono e, come il presidente incaricato sa benissimo, il tempo è denaro. Soprattutto per l’Italia.

LA SCELTA DI CONTE – Secondo quanto si apprende, durante l’assemblea congiunta dei parlamentari M5S è collegato in call anche il premier uscente, Giuseppe Conte. Secondo quanto apprende LaPresse, di fatto nel suo intervento avrebbe aperto al governo Draghi. “Non è il momento dell’autoisolamento e dell’autoesclusione”, avrebbe detto. L’autoesclusione “non è una scelta praticabile durante la pandemia”. Poi la dichiarazione di intenzioni: “Non voglio andare al governo. Voglio che siate voi”. Poi ha concluso: “Non possiamo trascurare il bene del Paese, il bene dei cittadini”. (Fonte LaPresse)