Stamattina le agenzie di stampa hanno battuto la notizia della richiesta di rinvio a giudizio (non del rinvio a giudizio: della richiesta di rinvio) per Alfredo Romeo e altre 54 persone. La notizia per la verità non è nuovissima: è del 7 ottobre. Succede che ogni tanto l’informazione arrivi un po’ in ritardo su alcune notizie. Stavolta lo spostamento dei tempi ha determinato la coincidenza tra la notizia su Romeo e l’uscita del Riformista, del quale Romeo è editore. Ma questo, è chiaro, è solo un caso.

A voler dire tutta la verità, la notizia non è nemmeno del 7 ottobre scorso, ma è del febbraio del 2018. Cioè ha un anno e nove mesi. L’età in cui molti bambini parlano. “Non c’è nulla di più inedito dell’edito”, scriveva Montanelli. Stavolta, forse, il ritardo è un po’ esagerato.

Fu appunto nel febbraio del 2018 che Romeo fu mandato a giudizio per svariati reati (una decina) che avevano già provocato il suo arresto e circa sei mesi di detenzione a Regina Coeli. In quell’occasione il Gip aveva però escluso il reato più grave, e cioè l’associazione a delinquere. La Procura di Napoli allora è tornata alla carica e ha preparato un nuovo rinvio a giudizio, che per la verità riguarda quasi esclusivamente i presunti corrotti, e non il corruttore. E al corruttore (che per i reati di corruzione verrà giudicato in un altro processo già in corso) ha aggiunto solo l’associazione a delinquere, infischiandosene un po’ del fatto che un Gip l’aveva esclusa.

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Ora il paradosso è che si svolgeranno due processi paralleli. Uno contro il presunto corruttore (Romeo) l’altro contro i presunti corrotti (i 54). Potrebbe anche succedere che Romeo venga condannato per aver corrotto i 54 e i 54 assolti per non essere stati corrotti da Romeo. O viceversa che i 54 vengano condannati per essere stati corrotti da Romeo e Romeo assolto per non averli corrotti.