Ambrogio
Edilizia, rigenerazione urbana e trasparenza, modello Milano a rischio? Rossello (FI): “Linea chiara, basta paragoni con Tangentopoli”
Per Cristina Rossello, parlamentare e coordinatrice di Forza Italia a Milano «è necessario partire da lontano, cogliendo l’occasione dell’urgenza presente. Milano merita una visione seria e programmata, anche esemplare: le cose qui accadono prima e poi si propagano».
On. Rossello, quello organizzato da lei come coordinatrice cittadina di FI, una settimana fa, più che un convegno sullo stato delle cose è parso il via di un programma di governo della città. Vuol dire che bisogna passare dalle diverse posizioni sui dossier cittadini aperti, ad un progetto complessivo?
«Esattamente. Un cambio di strategia: basta “sparate ad effetto” e risposte episodiche. Milano merita una visione seria e programmata, anche esemplare: le cose qui accadono prima e poi si propagano, perciò è da qui che vanno affrontate, con metodo e preparazione. Già di base una città non può vivere a intermittenza, figurarsi Milano, che è una città “sensibile” e reattiva. No, dunque, alle “questioni separate” o alle risposte per l’emergenza, ma sì ad un “sistema urbano” dove il modello stesso di governo del territorio va ripensato, non soltanto corretto. In quest’ottica ho chiesto di dedicare del tempo a Milano ai miei colleghi parlamentari che hanno lavorato su proposte legislative concrete».
I temi recenti hanno messo in evidenza alcuni aspetti, in particolare: l’edilizia, la rigenerazione urbana, la trasparenza amministrativa. Sono queste le urgenze, o a suo avviso è necessario partire da più lontano?
«È necessario partire da più lontano, cogliendo l’occasione dell’urgenza presente. I temi che lei ha citato come esempio – edilizia, rigenerazione, trasparenza – sono assolutamente centrali e urgenti. Ma nascono da una frattura più profonda, culturale prima ancora che amministrativa. Milano ha smesso di porsi delle domande “per chi?” e “perché?”. C’è chi ha dato per scontato che crescita significasse sempre e comunque benessere collettivo. Chi ha creduto che i grandi progetti fossero automaticamente nell’interesse pubblico. Chi ha pensato che la velocità delle autorizzazioni fosse più importante della qualità dei controlli».
Da tempo Milano non viveva una vicenda giudiziaria così legata al suo modello. Il ricordo è andato a Tangentopoli. Come uscire dal trauma e dalla paralisi amministrativa?
«Innanzitutto non facendo finta che non sia successo nulla. Non minimizzando. Non rifugiandoci nel garantismo di comodo che serve solo a evitare le domande scomode. Forza Italia ha tenuto una linea chiara: massimo rispetto per il lavoro della magistratura, senza essere giustizialisti, e ferma richiesta di chiarezza amministrativa e politica. Il paragone con Tangentopoli è comprensibile ma rischia di farci credere che dobbiamo aspettare che la giustizia faccia il suo corso, mentre la giustizia accerta le responsabilità individuali, ma non ridisegna i sistemi. Non crea le regole nuove. Non restituisce la fiducia. Questo è compito dei politici».
Tornando alla concretezza: quali le criticità alle quali – secondo voi – andrebbe data precedenza? Facciamo una specie di agenda. Anche elencando le soluzioni che già ora proponete.
«Sul piano della semplificazione normativa ci sono proposte legislative molto avanzate dei nostri colleghi. Il Testo Unico delle costruzioni dell’On. Mazzetti, atteso da anni dal settore, che finalmente mette ordine in una giungla normativa insostenibile. La proposta del Sen. Zanettin sul Commissario straordinario per l’urbanistica mirante a sbloccare situazioni in cui l’inerzia amministrativa sta paralizzando interi quartieri. Una cosa che come ha spiegato il Senatore Rosso può fare la differenza: premiare chi fa bene. Incentivi fiscali e urbanistici veri per progetti privati di social housing, servizi di comunità, cultura di quartiere. Non si chiede carità agli investitori, ma rispetto di una visione condivisa. Da premiare. Un tavolo permanente sulle periferie. Non un tavolo che si riunisce una volta l’anno per fare la foto, ma un organismo operativo che monitora, co-progetta, verifica. Con monitoraggio continuo e bilancio sociale pubblico dei quartieri. Altra questione fondamentale: la trasparenza nei processi decisionali. Oggi troppi iter urbanistici sono incomprensibili anche agli addetti ai lavori. Ma sa che manca ancora un codice etico vincolante per tutti gli operatori urbanistici, pubblici e privati?».
Un commissario straordinario, non vi sembra che sarebbe una resa della politica?
«La proposta di un commissario straordinario non è una novità e affiora come risposta pragmatica ad una richiesta inevasa. In questo caso di fronte a problemi complessi, che necessitano di soluzioni tempestive ed efficaci, c’è un vuoto di decisione per il futuro di Milano. La proposta rimedia a questa impasse nella governance della città».
Milano è comunque cresciuta. Ha avuto uno sviluppo importante che l’ha posta nel novero delle grandi città europee. A metter mano al suo modello non si rischia una specie di “decrescita felice”?
«Il vero rischio di decrescita Milano ce l’ha proprio ora, con questo modello. Perché se continua a crescere in modo diseguale, se le periferie si degradano mentre il centro si arricchisce, se i giovani non trovano casa, se le famiglie sono costrette a emigrare fuori città per i costi insostenibili, alla fine la città perde competitività. Perde talenti. Perde coesione sociale. E una città divisa è una città debole. Il nostro modello non è la decrescita felice. È la crescita intelligente».
Il fatto che usciate con questo “cantiere” quando ancora manca un anno e mezzo al voto significa che cercherete intese trasversali o è uno scatto in avanti come forza politica, magari all’interno della vostra stessa coalizione?
«Stiamo cercando di costruire qualcosa che vada “oltre”. Milano ha bisogno di una visione condivisa. Le grandi città europee non si governano con maggioranze risicate o con contrapposizioni ideologiche. Si governano con progetti solidi, che abbiano una base sociale larga, che durino nel tempo al di là delle maggioranze contingenti. E dobbiamo continuare a provarci».
Senta, ha parlato, parla di Milano con Marina Berlusconi? Si dice che per Milano nutra un suo preciso interessamento…
«Marina Berlusconi è la figlia primogenita di Silvio Berlusconi, Presidente di Fininvest, la holding di famiglia. Milano è la Città dove Silvio Berlusconi ha costruito le sue imprese, dove ha fondato Forza Italia, dove ha sempre vissuto ed è la terra delle sue radici. Ricordiamoci il suo “discorso sulle guglie” fatto sul Duomo: una stella polare che orienta il nostro lavoro senza chiacchiere e autoincensamenti».
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