Condanna all’ergastolo per Marco Di Lauro. E’ quanto stabilito dai giudici della Corte d’Appello di Napoli (presidente Rosa Romano, a latere Amalia Taddeo) nell’ambito del processo sull’omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente della camorra durante il periodo della prima faida di Scampia. Di Lauro jr, 39 anni, quarto dei dieci figli del boss Paolo Di Lauro, è ritenuto il mandante dell’agguato che aveva come obiettivo Salvatore Luise, nipote di Rosario Pariante (all’epoca detenuto), uno dei colonnelli di “Ciruzzo ‘o milionario” che passò tra le fila degli Scissionisti. Accolta la richiesta del procuratore generale della Corte di Appello di Napoli Carmine Esposito avanzata lo scorso 22 ottobre.

SCAMBIO DI PERSONA – Romanò, ucciso il 24 gennaio 2005, fu vittima di uno scambio di persona. Aveva 29 anni, viveva nel quartiere Miano e lavorava in un negozio di telefonini nella zona di Capodimonte dove i killer fecero irruzione pensando di trovare Luise che, così come è emerso nelle indagini, non aveva nulla a che vedere con la criminalità organizzata e gestiva l’attività commerciale insieme a Romanò. Di Lauro jr o “Luca”, così come si faceva chiamare durante la sua latitanza terminata il 2 marzo 2019 dopo oltre 14 anni, era già stato condannato all’ergastolo sia in primo grado che in Appello, poi nel 2015 la Cassazione annullò la condanna disponendo un nuovo processo di secondo grado. I suoi avvocati, Gennaro e Carlo Pecoraro e Sergio Cola, hanno annunciato il ricorso in Cassazione.

LA DIFESA – A incastrare Marco Di Lauro, in collegamento video dal carcere di massima sicurezza di Sassari, dove è detenuto in regime di 41 bis, le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia contestate dai legali anche nel vecchio processo perché “riferiscono fatti appresi da terzi e non appresi in prima persona“. Per l’omicidio Romanò è stato condannato in via definitiva all’ergastolo Mario Buono, detto Topolino, mentre ha deciso di collaborare con la giustizia Vincenzo Lombardi, l’altro killer. Di Lauro jr al momento sta scontando una condanna definitiva a 11 anni e 2 mesi di reclusione per 416 bis.

LACRIME PER I FAMILIARI – Presenti in aula, l’assessore comunale Alessandra Clemente, la madre e la sorella di Attilio Romanò che all’Ansa ha dichiarato: “Questa sentenza non ci restituirà mio fratello, ma la riteniamo importante perché fa capire che la giustizia fa il suo corso e che è importante scegliere le strade giuste. Chi non lo fa prima o poi si ritroverà a fare i conti con la giustizia“. Lacrime per la madre del 29enne, abbracciata dall’assessore Clemente che su Facebook scrive: “Attilio è più vivo che mai! E noi con lui. Non ci stancheremo mai. Un plauso alla magistratura e alle forze dell’ordine. Alla forza della famiglia e a chi nella propria vita ripudia con i fatti, non solo a parole, il sistema. La città tutta, attraverso il Comune di Napoli è parte di questo processo attraverso la costituzione di parte civile voluta dal sindaco Luigi de Magistris“.