Si chiamava Vincenzo Lanza l’operaio di 55 anni morto nell’esplosione avvenuta nel primo pomeriggio, poco prima delle 16, nello stabilimento della Adler Plastic, l’azienda multinazionale con sede a Ottaviano, in provincia di Napoli, leader nel settore della produzione e lavorazione di materie plastiche per l’industria del trasporto e in special modo per le grosse case automobilistiche.

Vincenzo abitava a pochi metri dallo stabilimento di via Mozzoni. Era tornato a lavoro ieri, 4 maggio, giorno d’inizio della Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Si trovava nello stabilimento dell’area vesuviana di Napoli insieme ad almeno un’altra trentina di dipendenti (anche se sul numero esatto di lavoratori sono in corso indagini da parte dei carabinieri e della procura di Nola) quando si è verificata l’esplosione dovuta probabilmente a una bombola del gas. Per lui non c’è stato nulla da fare. Altri due operai sono rimasti gravemente feriti: uno è stato trasferito all’ospedale di Nola, l’altro, che ha riportato gravi ustioni, si trova ricoverato al Cardarelli di Napoli.

Saranno gli accertamenti dei vigili del fuoco a chiarire le cause del boato e del successivo incendio che ha di fatto distrutto lo stabilimento della multinazionale della famiglia Scudieri, danneggiando case e auto circostanti (in molte abitazioni i vetri delle finestre sono stati distrutti). Una nube tossica si è alzata nel cielo di Ottaviano, visibile anche a distanza di chilometri, e l’aria è diventata irrespirabile per ore con i sindaci della zona che hanno invitato i cittadini a restare chiusi nelle proprie abitazioni.

Sulla vicenda sono in corso le indagini dei carabinieri e della procura di Nola che nelle prossime ore aprirà un fascicolo per omicidio colposo. I militari dell’Arma stanno facendo invece accertamenti sui registri presenze e sui turni degli operai presenti all’interno dello stabilimento al momento dell’esplosione. La Adler Plastic ha riaperto il 4 maggio ma prima di riprendere la produzione, i dipendenti erano impegnati della manutenzione dell’impianto dopo settimane di chiusura.

“Si muore ancora di lavoro. Ad Ottaviano, nello stabilimento Adler plastic, a seguito di uno scoppio, ha perso la vita un operaio e sono rimasti gravemente feriti alcuni suoi compagni. Solo per un fortuito caso si è evitata una strage”. E’ quanto affermano, in una nota, il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella ed il segretario generale della Filctem Cgil Napoli e Campania, Vincenzo De Caro. “Proprio ieri infatti – ricordano Schiavella e De Caro – era ripresa la produzione e in fabbrica erano presenti pochi lavoratori”. “Si faccia piena luce – concludono – sulle cause e sulle eventuali responsabilità. Ci stringiamo attorno ai familiari del lavoratore morto e chiediamo alle istituzioni preposte di rafforzare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza sul lavoro”.

IL VIDEO RACCONTO

“Esprimiamo la vicinanza e il cordoglio di tutta la nostra organizzazione alla famiglia della vittima e degli operai rimasti gravemente feriti dall’esplosione avvenuta alla Adler di Ottaviano. Siamo di fronte ad una tragedia che ci lascia attoniti e che impone a tutti di mantenere elevato il livello di prevenzione della salute e della sicurezza dei lavoratori nelle aziende, ancor più in una fase delicata come quella che stiamo vivendo, perché tragedie simili non si verifichino mai più. La fase 2 dell’emergenza Coronavirus in Campania non poteva aprirsi nel peggiore dei modi possibili”. Così in una nota il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci e il segretario generale Filctem Cgil Campania e Napoli, Enzo De Caro.

“C’è chi si emozionava nel risentire alcuni aerei ripassare sulle città, ed il frastuono di qualche auto in più per strada, ma ad Ottaviano la calma apparente è stata interrotta dal Boato dell’Esplosione del sito Adler Plastic” dichiara Salvatore Pomo segretario della UGL Chimici di Napoli, che continua, “Solidarietà e vicinanza ai lavoratori coinvolti nell’incidente ed hai familiari del lavoratore che ha perso la sua Vita, troppo volte abbiamo detto che è inaccettabile sentire che si muore lavorando!”
Continua il sindacalista: “Questa doveva essere la tanto attesa ripartenza, si dovranno interrogare azienda ed istituzioni per capire quali motivazioni hanno portato ad un incidente così drammatico, tenere fermi, però, impianti di grosse portate per 60 giorni può comportare sicuramente problematiche che, come in questo caso, possono trasformarsi in tragedia.”