È un vento maledetto lo Scirocco secco – fuoco, graffi e malattie-. I detti a volte sono solo superstizioni, altre no, sono la conferma del ripetersi degli eventi. Il vento di sud-est ciba gli incendi che devastano i monti, si colma di spine di sabbia desertica che frustano la faccia, porta in volo zanzare moscerini pregni di infezioni antiche, morbi africani. E c’era uno Scirocco infido sulle spiagge del crotonese, tendeva agguati ai bagnanti, abbatteva ombrelloni, faceva salti giganteschi passando dalla Sila al Pollino per pranzare insieme al fuoco a danno ora degli abeti e dopo dei pini loricati. La colonna di fumo che si è alzata in mezzo allo Jonio, al largo di Praialonga, per quelli di memoria lunga, è stata una disgrazia annunciata: un veliero, intercettato davanti a Sellia, mentre, scortato da guardia costiera e finanza, si dirigeva al porto di Crotone, ha preso fuoco. Un incendio, un’esplosione e le fiamme hanno distrutto legno, vele e vite.

Pochi minuti di orrore e la disperazione che attraversava il Mediterraneo è finita in acqua: quasi nessuno, della ventina di migranti a bordo, sapeva nuotare. Tre sono morti, uno è disperso, alcuni feriti sono gravi. E a dire il vero non c’era bisogno della predizione dello Scirocco per prevedere la disgrazia. Le tragedie sono comuni, da anni, forse da sempre. La differenza è che un tempo erano difficili, se non impossibili, da evitare. Ora è un’ecatombe che si ripete, su cui si potrebbe intervenire se ci fosse un Occidente, un’Europa, diversi, ma anche il continente antico rimane uguale a sé stesso, a quello del passato: un pirata che oltremare ci guarda solo per le razzie. Un corsaro che non ha mai sostentato speranze, che come i marinai partorisce promesse vane.

A provare che nell’uomo ci sia anche il cuore, nella tragedia di Crotone, ci sono stati i finanzieri, due erano sopra il veliero esploso, lo stavano guidando verso la salvezza, gli altri stavano sopra la motovedetta della Finanza. Mentre lo Scirocco continuava a tormentare i bagnanti sulla spiaggia, i finanzieri si sono buttati in acqua, hanno mulinato braccia, gambe e anima. Per questo ci sono tre morti e un disperso, senza di loro sarebbero morti anche i sopravvissuti. I finanzieri hanno salvato vite, hanno la disperazione di chi si domanda se fosse stato possibile salvare tutti, se si poteva fare meglio. Hanno il conforto di chi ha dato tutto, per umanità, non per podi o medaglie. Hanno la consolazione di chi può guardare la propria coscienza sezionata sopra un tavolo.

Cosa che chi ha responsabilità di comando, nella parte fortunata del mondo, continua a non poter fare. Cosa che non possono fare quelli che imperterriti continuano a respingere le speranze affidate al mare, che vorrebbero chiusi porti e cuori. E mentre il destino di quattro persone è concluso, lo Scirocco, beffardo, porta la cattiva novella sulle spiagge dei social, e neanche il vento cattivo ha lo stomaco per soffiare in volto a quelli che ci piazzano le faccine sorridenti, sopra le immagini dell’ennesimo disastro umano. E brava Jole Ginger Santelli che di fronte al dolore si stacca da un fronte politico duro, porge le sue lacrime al lutto e il suo ringraziamento ai salvatori, ricordando a tutti che questo Sud, pure incattivito, è stato figlio di un’altra cultura, che ogni tanto fa capolino dentro il cinismo continentale.