Sta male e in carcere non vuole starci. Fabrizio Corona nel giorno di Pasqua sul suo profilo Instagram gestito dai suoi collaboratori è apparsa una sua nuova dichiarazione. “Se sei assolutamente convinto della tua ragione, ripeto, se sei assolutamente convinto della tua ragione e di aver subito una grave ingiustizia lotta pronto anche a sacrificare la tua vita. Servirà per qualcuno, servirà, e qualcuno capirà”, si legge.

Parole che lasciano intendere una sua intenzione anche al suicidio dopo i numerosi gesti autolesionistici che si è inflitto dopo la notizia della revoca degli arresti domiciliari. Prima il ricovero nel reparto di Psichiatria del Niguarda, poi il trasferimento al carcere di Monza, Corona continua a far sentire la sua voce.

Dovrà scontare altri 3 anni di reclusione. Ma, se ci resterà, sua mamma Gabriella teme il peggio: “Mio figlio è malato, non può stare in carcere, andrà a morire”, ha detto. Ed è della stessa opinione anche lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi: “Il problema di Fabrizio Corona è clinico. La sua storia clinica non è mai stata sufficientemente approfondita. Se qualcuno non si occuperà di lui rischia molto, di morire, di suicidarsi”.

L’11 marzo il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha revocato gli arresti domiciliari per Fabrizio Corona stabilendo il suo ritorno in carcere per una serie di serie di violazioni alle prescrizioni incompatibili con il differimento pena. I giudici hanno infatti revocato il differimento pena in detenzione domiciliare nei confronti dell’ex agente fotografico, che deve scontare parte del cumulo pene di 10 anni, 10 mesi e 24 giorni con fine termine nel 2024.

“Sono allibito, questa è una pagina tristissima della Giustizia italiana –  disse in quella occasione a LaPresse l’avvocato Ivano Chiesa, difensore di Fabrizio Corona – In altre occasioni Fabrizio aveva sbagliato e sono stato io il primo a dirglielo. Questa volta, davvero, non c’è ragione per farlo tornare in carcere”, ha aggiunto.

La reazione di Corona fu estrema. In una ‘story’ su Instagram, mostrandosi insanguinato e rivolgendosi alla giudice Marina Corti e al procuratore Antonio Lamanna, scrisse che “questo è solo l’inizio”. “Quanto è vero Dio sacrificherò la mia vita per togliervi da quelle sedie. Vergogna. Chiedo che venga il presidente del tribunale di sorveglianza e guardi gli atti, altrimenti davvero mi tolgo la vita”, minacciò l’ex agente fotografico. “Avete creato un mostro, ora sono cazzi vostri e questo è solo l’inizio“, ha aggiunto ancora Corona mentre sullo sfondo si vede il pavimento sporco di sangue. Poi si sono susseguiti numerosi messaggi in cui Corona continua a minacciare il suicidio con atti autolesionistici.

L’ex “re dei paparazzi”, come venivano definito Corona, è uscito e rientrato in carcere a ripetizione negli ultimi anni: ad ottobre 2016 gli venne revocato il primo affidamento terapeutico ottenuto 12 mesi prima; nel febbraio 2018 ebbe un affidamento provvisorio revocato dopo soli cinque mesi, stessa cosa successa anche con l’affidamento concesso a novembre 2019 e sospeso a marzo 2019. L’ultima uscita dal carcere risale al dicembre 2019 per differimento pena con detenzione domiciliare per curarsi.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.