Conflitti
Francia, rivolta degli studenti contro la governativa Parcoursup. Scuole chiuse, feriti 40 presidi
È cominciata come una protesta, peraltro legittima, contro le cattedre scoperte ed è diventata in due settimane la più grave crisi di ordine pubblico che la Francia vive nelle scuole da anni. I primi tentativi di blocco dei licei risalgono al 18 settembre; il movimento ha preso forma al liceo Saint-Exupéry di Créteil, alle porte di Parigi, dove diversi posti di insegnante restavano vacanti, e si è esteso prima all’Île-de-France e poi, dal 28 settembre, a Marsiglia, Lille, Lione, Nantes, Bordeaux, Strasburgo e decine di altre città. Le rivendicazioni, rilanciate dall’Union syndicale lycéenne e amplificate dai social, riguardano la mancanza di docenti e personale, le classi sovraffollate, gli edifici fatiscenti e lo stress legato a Parcoursup, la piattaforma di accesso all’università.
La svolta è arrivata giovedì 1° ottobre, con oltre 900 azioni censite davanti agli istituti e l’adesione di una trentina di campus universitari. Accanto ai blocchi pacifici si sono moltiplicati incendi e scontri. A Marsiglia, nel liceo Victor Hugo, il preside, la vice e due collaboratori sono stati aggrediti e raggiunti da schizzi di benzina mentre alcuni manifestanti esagitati tentavano di dare fuoco all’edificio scolastico; davanti a un altro istituto è stato saccheggiato e dato alle fiamme un mezzo dei vigili del fuoco, e la rete dei trasporti cittadini è stata sospesa. A Nantes un incendio ha distrutto l’atrio del liceo Nelson-Mandela, a Rouen un preside è stato ferito da un razzo pirotecnico. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di una «violenza sfrenata» e di quasi duemila fermi nella sola giornata di giovedì, in gran parte minorenni.
Il bilancio dei feriti supera le trecento persone, tra cui circa 170 studenti, 65 dipendenti scolastici, di cui 40 presidi, e 305 tra poliziotti e gendarmi. Anche le forze dell’ordine sono sotto accusa: l’Ispettorato generale della polizia ha aperto tre indagini, tra cui quella su uno studente di Tours gravemente ferito a un occhio, secondo la procura da un proiettile di gomma, e su un quattordicenne colpito alla mascella in Val-d’Oise. Ieri oltre quattrocento licei sono rimasti chiusi per precauzione e circa un centinaio ha subito danni gravi. Il premier Sébastien Lecornu ha istituito una cellula di crisi interministeriale, il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha annunciato un tavolo di concertazione con le organizzazioni studentesche e autorizzato la didattica a distanza, mentre il guardasigilli Gérald Darmanin ha chiesto alle procure di far valere la responsabilità civile dei genitori per i danni.
Lo scontro è ormai politico. Governo, destra e Rassemblement national accusano La France insoumise (il partito di estrema sinistra) di aver soffiato sul fuoco, ricordando la presenza del deputato Louis Boyard a Créteil fin dal primo giorno; Jean-Luc Mélenchon respinge le accuse, denuncia la repressione e invita i giovani alla non violenza. Resta da capire chi siano davvero gli autori delle violenze. Per il ministero dell’Interno non si tratta di studenti che protestano, ma di gruppi di incappucciati con i metodi tipici dei “casseur”, e molti liceali prendono le distanze da chi, dicono, sta screditando la loro protesta. Il movimento ha intanto varcato il confine: a Liegi, in Belgio, almeno cinque scuole sono state bloccate.
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