Limitare l’utilizzo dell’intelligenza con i divieti equivale a costruire la linea Maginot: ricordate la fine che fece, nel 1940, l’imponente sistema di fortificazioni costruito dalla Francia lungo i confini con Germania e Lussemburgo noto come «linea Maginot» (?). I tedeschi invece di sbatterci contro semplicemente l’aggirarono.

Quando alcuni anni fa, le Università americane avvertirono i rischi dell’AI ne vietarono l’utilizzo agli studenti: le ricerche, le relazioni, le tesi che dovevano impegnare gli studenti e verificarne almeno le conoscenze se non le competenze, venivano svolte in pochi minuti dall’AI. I professori facevano fatica a capire l’autore di quei testi e così si cercò di costruire la più semplice ed inefficace delle misure: vietare agli studenti l’AI. Dopo alcuni anni il risultato è certificato dalle indagini più recenti: non c’è ormai quasi nessuno studente nelle varie parti del mondo che non la usi nelle attività scolastiche, nel fare un riassunto, una ricerca, scrivere un testo. Sono state aggirate rapidamente tutte le barriere da «nativi digitali» scaltri ed addestrati.

I divieti che hanno come destinatario l’utente finale, per molte applicazioni del mondo digitale, non servono. Quando si parla di «internet», di «digitale» si finisce però troppo spesso per mettere tutto insieme: social, web, AI etc. In realtà si tratta di cose molto diverse tra loro. La galassia dei «social», ad esempio, viene incontro ad un «bisogno» tipico dell’adolescenza ma non solo: stabilire rapporti, dialogare e attraverso il dialogo, il confronto, costruire la propria «idea di sè». E’ un percorso tipico dell’adolescenza e i «social» rispondono a questa esigenza. Gli adolescenti cercano in questa galassia ambienti dove non ci siano gli adulti, dove possano essere «tra di loro». Quando entrano gli adulti loro emigrano: l’esempio di facebook è emblematico.

C’è un vecchio libro degli anni ‘50, che racconta bene cosa succede in una società di soli adolescenti: Il signore delle mosche. Nell’isola abitata da soli adolescenti prende rapidamente il sopravvento il gruppo dei «guerrieri» e la forza, perfino la ferocia, regnano sovrane. Nell’isola torna l’equilibrio solo quando sbarca un ufficiale della marina che trova Ralph e gli altri ragazzi assediati dal gruppo dei loro coetanei e li porta in salvo.

Nei social dove si confrontano continuamente gli adolescenti tra loro, questa dinamica è accelerata da quello che si potrebbe definire il «chador digitale» dietro il quale si nascondono. In questo modo il «fragile e spavaldo» adolescente, timido e frustrato quando si confronta con i coetanei, in rete diviene una «tigre», spesso uno stalker o aspira a diventare un influencer. Le tante esperienze che sono nate nelle scuole in questi ultimi due tre anni, testimoniano che questa tecnologia può contribuire in modo determinante ad innovare la scuola in modo molto più profondo e radicale di tante riforme calate dall’alto che si limitano a cambiarne la copertina. Guardiamo alle migliori e più innovative esperienze delle scuole non solo italiane e troveremo la risposta a tante legittime preoccupazioni.