Società
L’Italia è già entrata nella competizione quantistica, e lo ha fatto con una propria visione
Gentile direttore,
l’affermazione secondo cui il quantum è ormai una questione geopolitica è pienamente condivisibile. Non altrettanto condivisibile è la conclusione che l’Italia stia partendo in ritardo o che continui a considerare le tecnologie quantistiche come una materia riservata esclusivamente a fisici, ingegneri e tecnologi. Che si debba accelerare è vero. Servono più investimenti, infrastrutture, competenze e capacità operative. Ma una cosa è sostenere che il Paese debba correre più velocemente, altra cosa è affermare che non abbia ancora maturato una propria visione. Le iniziative avviate negli ultimi anni dimostrano il contrario.
Nel luglio 2025 il Governo ha approvato la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche. È il documento che ha ricondotto all’interno di una cornice unitaria ricerca scientifica, sicurezza, politica industriale, formazione e infrastrutture di calcolo. Una scelta precisa: considerare il quantum per ciò che sta diventando, ossia una tecnologia capace di incidere sulla competitività delle imprese, sulla protezione delle informazioni e sull’autonomia decisionale dello Stato. La Volta Declaration ha compiuto un ulteriore passo, indicando nella convergenza tra quantum, intelligenza artificiale e High Performance Computing uno degli assi dello sviluppo tecnologico italiano. La distinzione tra questi campi è sempre meno netta. Le applicazioni più avanzate richiederanno potenza di calcolo, algoritmi, dati e architetture capaci di lavorare insieme. È su questa integrazione che dobbiamo costruire una parte rilevante della nostra capacità scientifica e industriale.
Con la Q-Alliance abbiamo poi riunito soggetti pubblici e privati, università, centri di ricerca, imprese e infrastrutture. È un passaggio essenziale, perché il valore del quantum si misurerà fuori dai laboratori: nella capacità di sviluppare applicazioni, far nascere filiere produttive, formare specialisti e coinvolgere anche le aziende che oggi non dispongono al proprio interno di queste competenze. Nello stesso disegno rientrano CNV–Quantum Volta, Q-Lomb e Volta Infrastructure, con l’obiettivo di fare della Lombardia un punto di riferimento per il calcolo avanzato. Il nome di Alessandro Volta non è stato scelto per una semplice operazione celebrativa. Richiama una tradizione scientifica italiana che vogliamo tradurre in nuove infrastrutture, ricerca applicata e iniziative industriali.
A Como è prevista anche l’installazione di un sistema quantistico ad annealing da oltre 4.400 qubit, il più avanzato e potente oggi disponibile a livello mondiale. Disporre direttamente di una macchina di questa classe consentirà a ricercatori, imprese e istituzioni di acquisire esperienza sul campo e sperimentare soluzioni per l’ottimizzazione, la logistica, l’energia, la mobilità, i nuovi materiali e l’intelligenza artificiale. È questo il punto: non acquistare semplicemente servizi elaborati altrove, bensì sviluppare in Italia conoscenze e applicazioni che possano diventare un vantaggio competitivo. A ciò si aggiunge lo studio di fattibilità tecnica di Q-Arca, concepito come futura infrastruttura strategica nazionale per l’AI sovrana, l’HPC e l’integrazione con le tecnologie quantistiche. Q-Arca nasce dalla consapevolezza che la sovranità digitale non possa essere ridotta alla semplice localizzazione fisica di un datacenter. Essa richiede il controllo delle risorse di calcolo, dei dati, delle architetture, delle priorità di accesso e delle applicazioni strategiche. Senza questa capacità, un Paese rischia di dipendere dalle decisioni, dalle piattaforme e dagli interessi di soggetti esterni.
È quindi riduttivo leggere la competizione quantistica esclusivamente attraverso la crittografia post-quantistica. La transizione verso sistemi crittografici resistenti agli attacchi quantistici è certamente urgente, soprattutto di fronte alla strategia del harvest now, decrypt later: raccogliere oggi dati cifrati per poterli decifrare quando saranno disponibili capacità di calcolo sufficienti. Ma la geopolitica del quantum comprende molto altro. In gioco ci sono la disponibilità delle macchine, la capacità di progettare algoritmi, l’accesso delle imprese alle infrastrutture, la formazione degli specialisti e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Ci sono, inoltre, le applicazioni nella manifattura, nella farmaceutica, nell’energia, nella logistica, nella ricerca scientifica, nello spazio e nella difesa. Il quantum avrà un valore geopolitico proprio perché produrrà conseguenze concrete in tutti questi settori.
Naturalmente non possiamo considerarci arrivati. Una strategia acquista valore soltanto se viene finanziata, attuata e tradotta in infrastrutture, programmi industriali e risultati verificabili. La questione, dunque, non è convincere l’Italia che il quantum sia diventato geopolitica. Questa consapevolezza è già alla base della Strategia nazionale, della Volta Declaration, della Q-Alliance, dell’infrastruttura prevista a Como e del progetto Q-Arca. Il compito che abbiamo davanti è più concreto e, per molti versi, più difficile: trasformare quanto è stato impostato in una capacità operativa stabile. L’Italia è già entrata nella competizione quantistica e lo ha fatto con una propria visione. Ora deve darle gambe, risorse e continuità. Da questo dipenderà la possibilità di trasformare una buona posizione scientifica in un vantaggio industriale e strategico duraturo.
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