“I sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche”. Attacca così, senza troppi giri di parole, il documento firmato da dieci studiosi sulla “Caporetto del Governo”, la “non strategia” (come l’ha definita la Fondazione Gimbe) messa in campo contro la pandemia, l’inadeguatezza e il ritardo delle misure che hanno portato a una crescita esponenziale dei contagi fino ai 26mila di ieri, “come dimostra l’evoluzione dell’epidemia e il grido di allarme degli operatori sanitari”. A confermare il duro j’accuse di scienziati e ricercatori l’ultima conferenza stampa del commissario all’emergenza Domenico Arcuri: gli italiani dovranno spostarsi il meno possibile. La raccomandazione rimette tutto il peso dell’emergenza sulle spalle dei cittadini, già piegati da una crisi economica oltre che psicologica della quale non si vede la fine. E il tracciamento, i covid residence, le modifiche al sistema dei trasporti, le misure per le scuole?

Si è fatto poco, quasi niente, e quando è stato fatto non è stato abbastanza. Questa l’accusa dell’operazione verità sulle azioni delle istituzioni (soprattutto del governo), sottoscritta da Nicola Casagli, Pierluigi Contucci, Andrea Crisanti, Paolo Gasparini, Francesco Manfredi, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Stefano Ruffo, Giuseppe Valditara, Claudio Zucchelli. È quindi inutile “affermare che la situazione italiana è migliore di quella di altri paesi europei, o ripetere la favoletta che gli altri paesi ci ammirerebbero per come abbiamo gestito l’epidemia”.

Dieci i punti affrontati e ritenuti strategici: i tamponi di massa, nel quadro di una strategia rigorosa di “sorveglianza attiva” (come previsto dal piano di Crisanti, ideatore del “modello Veneto, inviato al Governo e che considerava necessario realizzare 400.000 tamponi al giorno per prevenire il diffondersi del virus. E poi uno studio dei professori Francesco Curcio e Paolo Gasparini, per Lettera 150, che prevedeva un modello organizzativo per realizzare circa 1.3 milioni di tamponi al giorno. Niente di tutto ciò è stato realizzato); a scuola in sicurezza; un database pubblicamente accessibile con tutti i dati; il tracciamento come strumento di controllo della trasmissione del virus (“l’app Immuni non ha funzionato”); non chiudere un occhio sugli assembramenti, effettuando controlli massicci e sanzionando le violazioni; mantenere la promessa di creare 3.500 nuovi posti di terapia intensiva (“Ad oggi si stima che solo 1.300 dei 3.500 posti aggiuntivi di terapie intensive, previsti dal governo a maggio scorso, siano operativi. Solo il 12 ottobre si è chiuso il bando di gara per le nuove postazioni”, ma ieri il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia ha sostenuto che 10.300 posti sono pronti); garantire un adeguato distanziamento su tutti i mezzi pubblici; assicurare un’adeguata e tempestiva disponibilità di vaccini anti-influenzali, anche nelle farmacie; mettere i medici di base in condizione di visitare i pazienti Covid, dotandoli dei necessari dispositivi di protezione individuale; luoghi dove poter trascorrere la quarantena senza contagiare famigliari conviventi.

Il documento chiarisce a partire dall’art. 117 della Costituzione che è competenza dello Stato la “profilassi internazionale” e dallo stesso articolo la competenza concorrente sulla salute con le Regioni. E quindi conclude: “Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e 10 le cose che abbiamo elencato – continua il documento – serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi. Serve un cronoprogramma che specifichi costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. È il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione in cui siamo vissuti quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata”.

Redazione