È fuori controllo la pandemia in Italia. Il sistema di tracciamento è saltato, i dpcm sono praticamente carta straccia, il sistema sanitario è destinato a collassare a questi ritmi di contagio. È quello che sostiene la Fondazione Gimbe dopo aver analizzato i dati dell’emergenza nel settimana dal 21 al 27 ottobre: senza immediate chiusure locali servirà un mese di lockdown nazionale. La Francia ha già preso questa decisione – anche se in modalità più light rispetto alla primavera – in Spagna diverse comunidad hanno chiuso i loro confini, la Germania ha annunciato un semi-lockdown dal 4 novembre che avrà la durata di un mese. In Italia la “non strategia”, come l’aveva definita la Fondazione, del governo porterà inevitabilmente a una nuova chiusura.

“L’epidemia già fuori controllo in diverse aree del Paese da oltre 3 settimane – ha commentato il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta citato da Agi – insieme al continuo tentennamento di Sindaci e Presidenti di Regioni nell’attuare lockdown locali, stanno spingendo l’Italia verso la chiusura totale. Senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, serviranno a breve almeno 4 settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata. Perché questa volta – conclude il presidente della Fondazione – oltre al dilagare dei contagi anche nelle regioni del Sud, meno attrezzate dal punto di vista sanitario, abbiamo davanti quasi 5 mesi di stagione invernale con l’influenza in arrivo”.

I DATI – A sostegno delle affermazioni i numeri, dal 21 al 27 ottobre, che confermano l’incremento esponenziale di tutti gli indici, rispetto alla settimana precedente: 955 decessi (+108,1%); 541 terapie intensive in più (+62,2%); 5.501 ricoverati con sintomi in più (+65,1%); 130.329 nuovi casi (+88,9%); 112.351 casi attualmente positivi in più (+78,7%); 91.641 casi testati in più (+14,5%); 147.423 tamponi totali in più (+14,4%). E quindi variazioni anche dei casi testati (722.570 contro 630.929), nel rapporto positivi/casi testati (18% contro 10,9%), negli oltre 112.000 attualmente positivi (255.090 contro 142.739) e, sul fronte degli ospedali, nei pazienti ricoverati con sintomi (13.955 contro 8.454) e in terapia intensiva (1.411 contro 870).

“I dati dell’ultima settimana – aggiunge Nino Cartabellotta – documentano il crollo definitivo dell’argine territoriale del testing & tracing, confermano un incremento di oltre il 60% dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e fanno registrare un raddoppio dei decessi. In alcune aree del Paese non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali”. Il monitoraggio rivela che i principali indicatori peggiorano in tutte le Regioni. “Vero è – continua Cartabellotta – che sono state introdotte progressive restrizioni da parte di Governo e Regioni, ma il loro effetto sulla flessione della curva dei contagi sarà minimo, sia perché le misure non sono state ‘tarate’ su modelli predittivi a 2 settimane, sia perché le blande misure dei primi due DPCM sono già state neutralizzate dalla crescita esponenziale della curva epidemica”.

La Fondazione cita una ricerca pubblicata su Lancet Infectious Diseases per sostenere che sono necessari 28 giorni di lockdown totale per dimezzare il valore dell’Rt, l’indice di contagio, e che tale tempistica in Italia potrebbe essere ulteriormente dilatata per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi. Con il dpcm del 24 ottobre – che ha vietato eventi pubblici e assembramenti, invitando allo smart-working e didattica a distanza nelle scuole secondarie per almeno il 75% di attività – è possibile stimare che in 14 giorni il valore Rt potrebbe ridursi di circa il 20-25%. “Peraltro – spiega Cartabellotta – l’indice Rt oggi sottostima ampiamente la velocità di diffusione del virus perché, oltre ad essere calcolato solo sui casi sintomatici (circa 1/3 del totale dei contagiati), si basa su dati relativi a due settimane prima e pubblicati dopo circa 10 giorni. In altri termini, le decisioni vengono prese sulla base di un Rt che riflette contagi di circa un mese fa”.

GLI SCONTRI – Proprio in queste ore è in atto uno scontro tra governo e autorità locali sulle chiusure o un probabile lockdown a livello nazionale. I sindaci di Milano Beppe Sala e Napoli Luigi de Magistris hanno chiesto chiarimenti al ministro della Salute Roberto Speranza sull’ipotesi lockdown. Il governatore campano Vincenzo De Luca ha adottato diverse misure in anticipo e annunciato un lockdown regionale, sul quale ha poi fatto marcia indietro. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando al Parlamento, ha lasciato intendere che se l’emergenza evolverà agli stessi ritmi un lockdown potrebbe essere il prossimo passo.