Sabato mattina un amico mi ha mandato questo sms: ”Sono dalle 6 al drive in di Labaro, a Roma, dove c’era già una lunga fila. Sono le 10.15 e i prelievi non sono ancora cominciati perché la stampante, per il rilascio dei certificati con i codici a barre, è senza inchiostro”. Vicino casa mia da oltre dieci anni ha operato una piccola pasticceria, condotta da una giovane donna, che preparava torte per le feste dei bambini. Da qualche giorno la serranda è abbassata e sopra c’è il cartello “fittasi”. Un reddito di cittadinanza in più e un contribuente in meno.
Due episodi, tra i tanti che potrebbero essere citati, che sono emblematici della pessima gestione di chi governa in questo momento l’Italia.

Da un lato procedure occhiute e bizantine per la gestione di un aspetto, quello dei tamponi, la cui efficienza avrebbe dovuto essere uno dei capisaldi fondamentali per la lotta al Covid. L’aver riservato ad una mano pubblica inefficiente ed inadeguata questo aspetto indica il rilievo che l’ideologia astratta ha avuto nella gestione di un problema concreto, pregiudicandone irrimediabilmente la soluzione. Se poi si tiene a mente che al pregiudizio ideologico si è aggiunta l’incapacità di organizzarsi per tempo, di sfruttare il rallentamento estivo dell’epidemia per attrezzarsi ad affrontare la seconda ondata, che molti scienziati davano per certa, si comprende il tasso di assoluta inadeguatezza di chi governa.

Dall’altro, la sostanziale indifferenza della mano pubblica per quegli invisibili, che portano avanti la loro vita senza gravare sulle casse dello stato e anzi, con il loro lavoro, sostenendole. Anche qui un pregiudizio ideologico, che finisce per privilegiare, se non addirittura premiare, il parassitismo di fronte allo tsunami che ha investito la società. In questo scenario si collocano le manifestazioni di piazza, che il governo centrale cerca di esorcizzare dicendo che si tratta di manifestazioni di frange dell’estrema destra e della criminalità organizzata. Facendo finta di non capire che il punto non è chi fosse in piazza, ma quale sia la reazione dell’opinione pubblica. Che ha guardato a queste intemperanze certamente con preoccupazione, ma al tempo stesso con la consapevolezza di vivere sulla propria pelle quegli stessi problemi irrisolti che erano denunciati nelle piazze.

La previsione che l’autunno sarebbe stato molto difficile era condivisa da molti. Ma non si è fatto nulla per evitarlo. A giustificazione si porta la circostanza che il dramma riguarda anche tutte le altre nazioni. Ma non è così: Germania, Danimarca, Austria, Svezia, solo per restare in Europa, sono in una condizione nettamente migliore di quella italiana. Si deve aggiungere che è anche molto patetica, di fronte alle inadeguatezze del governo, una difesa che si appoggia sull’antico detto “mal comune mezzo gaudio”. Ciò tanto più quando, come in questa circostanza, sono in ballo valori fondamentali quali la salute e la sopravvivenza. Siamo in presenza di un governo del tutto inadeguato. Di fronte alla crisi, che non è più solo sanitaria, ma anche e prevedibilmente soprattutto sociale, è impossibile dimenticare lo spregiudicato uso della pandemia per raccogliere consenso, i Dpcm disinvoltamente usati per limitare le libertà fondamentali, le dirette Facebook per annunciare una potenza di fuoco mai vista e garantire che nessuno sarebbe stato lasciato indietro, il mancato dialogo con le opposizioni.

Così come è impossibile dimenticare le amenità sui banchi a rotelle ed i mirabolanti numeri sulle terapie intensive effettivamente operanti, che sarebbero state incrementate, il che è avvenuto solo sulla carta. Ed è ovvio che in questo ci sono delle responsabilità. Quando, all’inizio dell’anno ed a prescindere dall’epidemia, si parlò della possibilità di dare vita ad una diversa compagine governativa, essendo diffusa la consapevolezza della inadeguatezza di quella esistente (basti pensare ai nodi irrisolti delle acciaierie di Taranto, di Autostrade, di Alitalia, etc.), i grandi giornali riferirono che il Quirinale avrebbe fatto sapere che ad una eventuale caduta del governo sarebbero seguite inevitabilmente le elezioni. Se così fosse, questo sarebbe un governo di Mattarella. Con tutto quello che ne consegue in termini di responsabilità politica.