Una ricerca che non va sopravvalutata e che va spiegata fornendo le informazioni di contesto che sono fondamentali per non indurre ad assumere comportamenti sbagliati. Da giorni sui social network e diversi giornali sono comparsi svariati articoli su una ricerca scientifica che evidenzia la capacità del collutorio di “inattivare” i coronavirus, riducendone la diffusione.

Lo studio è stato condotto negli Stati Uniti e pubblicato dalla rivista Journal of Medical Virology un mese fa, con un titolo traducibile in “Ridurre la trasmissione e la diffusione dei coronavirus umani”. La prima cosa fondamentale da spiegare è che gli autori della ricerca spiegano di aver reso innocuo un coronavirus che causa il raffreddore, non quindi quello dell’attuale pandemia, impiegando del normale collutorio in alcuni test su le umane infette. Nello studio quindi si ipotizza che un prodotto simile per l’igiene orale quotidiana possa fornire un ulteriore livello di protezione contro il nuovo coronavirus.

Come ben spiegato dal New York Times, va sottolineato che l’oggetto della ricerca non era l’attuale Coronavirus e gli stessi ricercatori non hanno mai verificato materialmente, ma solo facendo ipotesi, sull’uso del prodotto per l’igiene orale come riduttore del rischio di diffusione del virus tramite droplets, le gocce di saliva emesse dall’uomo respirando, tossendo o starnutendo.

Non solo. Lo stesso esperimento, con lo sviluppo in vitro di cellule di fegato umano infette poi trattate con diversi tipi di collutorio, è stato condotto in condizioni ben lontane dalla realtà. Le cellule sono state ‘trattate’ col collutorio fino a due minuti, con tempi notevolmente più lunghi rispetto ai normali sciacqui per l’igiene orale.

In sintesi: le misure per prevenire il contagio restano quelle indicate ormai da mesi dagli esperti sanitari (mascherina, distanziamento, lavaggio continuo delle mani), lasciando da parte ricerche che possono risultare paradossalmente pericolose per la salute.