La provincia di Bergamo è stata quella più colpita dal coronavirus in Italia. Le immagini delle bare caricate sui mezzi militari e trasportate in province vicine hanno fatto il giro del mondo e dato la misura del dramma che quest’area della regione Lombardia sta vivendo. L’Eco di Bergamo pubblica tuttavia un’indagine, condotta con InTwig, agenzia di ricerca e data analysis, nella quale mette in discussione i dati ufficiali sui decessi causati dal Covid-19 nella provincia. E il risultato è ancora più drammatico.

Sarebbero 4.500, secondo l’analisi, i morti e non i 2.060 dei dati ufficiali e certificati Covid-19 avvenuti negli ospedali bergamaschi. Più del doppio. Solo a marzo 2020 in provincia di Bergamo sono morte oltre 5.400 persone, sei volte in più rispetto al marzo 2019. L’articolo esordisce con un drammatico: “Quello che i numeri ufficiali non dicono”, e poi passa ai suoi calcoli sui decessi ufficiali, sui quali “conosciamo tutto: età, sesso, malattie pregresse . Nulla sappiamo degli altri 2.500. Molti sono anziani, morti nel letto di casa propria o nelle residenze sanitarie assistite. Nonostante i sintomi inequivocabili, come riportano le testimonianze di medici e famigliari, non sono stati sottoposti a tampone per accertare la positività alla malattia. Sul certificato di morte si legge solo ‘polmonite interstiziale’”.

D’altronde anche i sindaci dell’area avevano puntualizzato sullo stesso giornale, il 17 marzo, come i numeri ufficiali rappresentassero soltanto la “punta dell’iceberg” dell’emergenza. E quindi è stato lanciato lo studio su 243 municipalità della provincia, 91 hanno partecipato, per un totale di 607mila persone, oltre il 50% del bergamasco. L’indagine è stata condotta sfruttando una proiezione che divide il territorio in aree di interesse. “Abbiamo considerato le circoscrizioni, l’età media di ogni municipalità, i gruppi di età, gli studi che applicano i tassi di ‘letalità’ complessiva alla struttura demografica italiana, e ovviamente i dati storici sui decessi”, ha spiegato Aldo Cristadoro, fondatore di InTwig e professore di ‘Metodi digitali per la ricerca sociale’ all’Università di Bergamo. Lo studio ha portato a ipotizzare anche un numero di contagiati reali (molto superiore anche questo ai dati ufficiali) che arriverebbero a circa 288mila persone, quasi il 26% della popolazione. “Dalla nostra analisi – continua Cristadoro – è chiaro che la Val Seriana è il centro del contagio, con 45,5% di persone infette. Ad ogni modo il virus ha colpito anche la Val Brembana con 45,7% di contagiati. I dati hanno permesso anche di confermare un’incidenza più alta del coronavirus su un’alta percentuale di residenti over 70”.