L'intervento
Il coraggio di governare: le riforme importanti non chiedono permesso
Se vieni in Calabria non chiedere a un tassista com’è il presidente della regione. Te ne parlerà così male che ti pentirai di aver comprato il suo libro. Sono andato a finire due volte davanti alla Corte costituzionale contro il governo nazionale della mia stessa parte politica, il centrodestra, sul tema del trasporto pubblico non di linea, e ho vinto entrambe le volte.
La conseguenza pratica è che oggi, in Italia, il mercato dei taxi e degli Ncc (le macchine a noleggio con conducente) è più aperto di quanto fosse qualche anno fa. E che la mia è la prima regione d’Italia ad avere il servizio offerto da UberX. Da queste parti, e in molte altre piazze italiane, la cosa non è stata accolta bene. Per ragioni che proveremo a capire. La storia comincia nei primi mesi del mio governo. Avevo deciso di investire molto sull’incoming turistico calabrese ma una volta arrivati in Calabria, i turisti faticavano a spostarsi. L’aeroporto di Lamezia Terme, il primo scalo della regione, muove tre milioni di passeggeri l’anno. I tassisti, all’aeroporto di Lamezia, sono una ventina.
Il calcolo è facile da fare. Per la maggior parte dei viaggiatori che atterravano in Calabria, prendere un taxi era un’incognita, quasi una scommessa: non si sapeva se ci sarebbe stato, se ci sarebbe stato in tempo utile, se i prezzi sarebbero stati ragionevoli. Spesso, semplicemente, non c’era. Chiamai allora i responsabili italiani di Uber. Chiesi se fossero disposti a portare il loro servizio in Calabria. Mi risposero subito di sì, e mi diedero un dato che mi colpì moltissimo. La loro applicazione, mi dissero, veniva aperta in Calabria centinaia di migliaia di volte all’anno: era evidentemente cercata da turisti in preda al panico che non sapevano come spostarsi. Il problema, però, era che la platea di titolari di licenza Ncc potenzialmente affiliabili a Uber era in Calabria troppo esigua. Non si poteva offrire il servizio perché non c’erano abbastanza autisti. Mancava la materia prima del mercato.
Decisi allora di portare in consiglio regionale una legge che desse alla regione la possibilità di assegnare almeno duecento nuove licenze Ncc. Il consiglio la approvò. Il governo nazionale, prevedibilmente, la impugnò davanti alla Corte costituzionale: la materia, sostenne, era statale, non regionale. Mi costituii contro l’impugnativa. E già che ne avevo l’occasione, sollevai anche un conflitto di attribuzione contro i decreti del Ministero dei Trasporti che limitavano l’attività degli Ncc. Mi sembrava un’occasione da non sprecare. Il 4 novembre 2025, con la sentenza numero 163, la Corte costituzionale ha dato ragione alla regione Calabria su entrambi i fronti. Ha annullato il decreto interministeriale 226 del 2024 firmato dal ministro Salvini, eliminando una serie di limiti che proteggevano artificialmente i taxi a discapito del servizio Ncc. Per troppo tempo abbiamo avuto, in Italia, riforme scritte sotto dettatura delle categorie protette. Hanno prodotto un mercato del trasporto urbano paralizzato, una medicina territoriale inesistente, un’economia nella quale la rendita di posizione vince sempre sull’iniziativa imprenditoriale. Il prezzo lo paga il Paese, in punti di Pil non realizzati e in opportunità perse per intere generazioni di giovani.
La riforma liberale richiede coraggio, costa voti nel breve periodo, ti porta in piazza categorie ostili, ti fa attaccare dai colleghi di partito, ti fa guadagnare titoli sgradevoli sui giornali. È questo, esattamente, il segno che stai facendo qualcosa di giusto. Una riforma che mette tutti d’accordo, in Italia, di norma non riforma niente. Quando ho cominciato la mia esperienza di presidente di regione, mi sono dato una regola semplice. Quando una scelta è giusta, anche se impopolare, va fatta lo stesso. Perché le scelte giuste, prima o poi, diventano popolari. E le scelte sbagliate, anche se popolari oggi, prima o poi presentano il conto. La liberalizzazione del mercato dei taxi e degli Ncc presenterà, nei prossimi anni, un conto positivo: più servizi per i cittadini, più lavoro per gli autisti, più concorrenza, prezzi più bassi.
La riforma di Schillaci sui medici di medicina generale, se fosse andata in porto, avrebbe presentato un conto positivo: pronto soccorso meno affollati, Case di Comunità funzionanti, medicina di prossimità reale. Il modello calabrese sugli aeroporti già oggi presenta numeri impressionanti: più turisti, più Pil, più lavoro, più attività economiche per il territorio. Le rendite, alla fine, perdono sempre. Il problema è che in Italia, troppo spesso, perdono lentamente. E mentre perdono, frenano un’intera economia. Accelerare quella sconfitta è il compito di una destra che voglia davvero essere liberale. Non è un compito facile. Ma è esattamente il motivo per cui quella destra esiste, ed è esattamente il motivo per cui dovrebbe sempre più affermarsi.
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