Un nuovo rapporto del National Registry of Exonerations (Registro Nazionale dei Proscioglimenti) ha rilevato che la cattiva condotta della polizia o dell’accusa è dilagante nei casi di liberazione dal braccio della morte e si verifica ancora più frequentemente quando l’imputato ingiustamente condannato a morte è nero. Il rapporto Government Misconduct and Convicting the Innocent, pubblicato il 15 settembre 2020, ha esaminato i fattori che hanno contribuito a 2.400 proscioglimenti dal 1989. Ha rilevato che la cattiva condotta è stata presente in più della metà dei casi e in quasi tre quarti dei casi di pena di morte, e la cattiva condotta tendeva ad aumentare di frequenza man mano che i reati contestati diventavano più gravi. Il Registro ha riscontrato un comportamento scorretto nel 54% di tutti gli esoneri, salendo al 72% nei casi in cui gli innocenti erano stati condannati a morte. Una strage degli innocenti che è stata evitata spesso per un pelo.

«La moderna pena di morte è la diretta discendente della schiavitù, del linciaggio e della segregazione razziale», ha detto Robert Dunham, Direttore esecutivo del Death Penalty Information Centre, la fonte più autorevole sulla pena di morte a stelle e strisce, che ha documentato almeno 172 casi dal 1973 di persone che erano state ingiustamente condannate a morte e poi prosciolte. Durante la schiavitù, la pena capitale era uno strumento per controllare le popolazioni nere e frenare le ribellioni. Dopo la guerra civile, i funzionari pubblici hanno promesso esecuzioni legali come mezzo per scoraggiare i linciaggi. Quando le esecuzioni hanno cominciato a prendere il loro posto in tutto il Sud, uomini afroamericani sono stati condannati e giustiziati per presunto stupro o tentato stupro di donne o ragazze bianche. Nessun uomo bianco è mai stato giustiziato per aver violentato una donna o una ragazza nera.

La discriminazione razziale è ancora di attualità nella giustizia americana. Il comportamento scorretto di polizia e/o pubblica accusa è risultato più probabile nei casi che coinvolgevano imputati neri, in particolare nei casi di droga o omicidio. Complessivamente, il 57% degli esonerati neri e il 52% degli esonerati bianchi sono stati vittime di cattiva condotta della polizia e/o pubblica accusa, ma, il rapporto ha rilevato, «questo divario è molto più ampio tra gli esoneri per omicidio (dal 78% al 64%), specialmente quelli con condanne a morte (dall’87% al 68%)». Il tasso con cui si è verificato un comportamento scorretto era più basso, in generale, per i crimini di droga, ma la disparità razziale era molto maggiore (47% per gli esonerati neri, contro il 22% per gli esoneri bianchi).

Lo studio ha classificato il «comportamento scorretto» in cinque categorie principali: pressioni sui testimoni, irregolarità negli interrogatori, prove artefatte, occultamento di prove a discarico e irregolarità durante il processo. Comportamenti scorretti della polizia sono stati riscontrati nel 35% dei proscioglimenti e dei pubblici ministeri nel 30% dei casi. Tra le cattive condotte della polizia, pressioni illecite sui testimoni, irregolarità durante gli interrogatori, fabbricazione di prove a carico e una grande quantità di occultamento di prove a discarico e false testimonianze durante i processi. Mentre i pubblici ministeri si sono distinti nella maggior parte dei casi di occultamento delle prove a discarico e irregolarità durante il processo e in una notevole quantità di pressioni illecite sui testimoni.

Secondo Samuel Gross, redattore capo del rapporto, è sottostimata l’incidenza dei comportamenti scorretti da parte della polizia e/o pubblica accusa, perché la grande maggioranza delle condanne errate non viene mai scoperta, quindi la portata del problema è molto maggiore di quanto i numeri provino. Secondo il rapporto, il problema è aggravato dall’incapacità sistemica di ritenere responsabili i trasgressori. «Non ho mai sentito parlare di un pubblico ministero arrestato o di un pubblico ministero licenziato o radiato dall’albo per cattiva condotta», ha commentato Joel Feinman, il principale difensore della contea di Pima, in Arizona.