Daniela Piras – sarda, classe ’77 – è la nuova segretaria generale di Uiltec, il grande sindacato dei lavoratori della chimica, del tessile e dell’energia. Piras fa parte della segreteria nazionale di Uiltec dal 2018, con delega al settore manufatturiero. Qui approda nel 2016, chiamata dall’ex segretario Paolo Pirani, da un’altra categoria: lei era segretaria territoriale dei metalmeccanici del Sulcis-Iglesiente, regione storica della Sardegna sud-occidentale, famosa per il suo Parco geominerario storico ed ambientale, il primo ad essere riconosciuto dall’Unesco.

Combattiva e tenace, la neo segretaria indica la fabbrica come proprio “territorio ideale”: è qui che il suo percorso inizia a vent’anni: in una fabbrica di alluminio legata al gruppo Alcoa dove porta avanti tante lotte sindacali che la vedono protagonista come delegata. Una delle più delle più recenti: l’occupazione della torre della pece all’interno dello stabilimento Alcoa insieme ai due colleghi di Cgil e Cisl. Una protesta durata cinque giorni nel marzo del 2015, nel disperato tentativo di impedire la chiusura di uno degli stabilimenti più importanti del polo Industriale Sulcitano.

La fabbrica, dunque: come luogo privilegiato “per un’interlocuzione diretta con la base”. La fabbrica per riuscire a “capire quello che succede dentro le realtà produttive”. In un tempo difficile come quello presente, in cui tutta la “spina dorsale del manifatturiero italiano è messa in ginocchio dai rincari energetici e delle materie prime”, serve che la politica “protegga il tessuto industriale” del nostro Paese  – la seconda manifattura d’Europa – attraverso scelte precise “prima ancora che Bruxelles intervenga per stabilire il tetto massimo del costo del gas”.

Come? Dando risposte, innanzi tutto e nel più breve tempo possibile, “ai lavoratori che rappresentiamo, che stanno pagando in prima persona la grande crisi e la grande emergenza”. Come organizzazione sindacale “vogliamo contribuire a definire la linea rispetto alle sfide che l’Italia sta affrontando: Uiltec parteciperà in modo attivo e con convinzione al confronto sulla transizione energetica, sulla transizione climatica, sulla transizione digitale, per dare forza a quella spina dorsale industriale che in questo momento ci sembra non abbia l’attenzione giusta e necessaria”.

Alla fine degli Anni ’80, la Uil immaginò, per dirla con Vittorio Foa, il sindacato dei cittadini che voleva impedire che i lavoratori fossero cittadini in fabbrica e sudditi nella società. “Mettere al centro le persone” rovescia il vecchio paradigma “prima il profitto e poi tutto il resto”: ma oggi, “stiamo facendo un passo ulteriore”, quello di “passare dal sindacato dei cittadini al sindacato delle persone”. “Una delle cose che maggiormente mi inorgoglisce”, dice Piras, “del far parte di questa grande Uil è che le persone, a differenza dei cittadini, sono tutti quei soggetti che si trovano in questo Paese. Noi ci rivolgiamo a tutti, tentiamo di rappresentare anche quelli che vengono esclusi dalle realtà lavorative, così come da quelle realtà che possano garantire un minimo di speranza per il futuro”.

Quanto al rapporto con il governo, chiosa Piras, “Uiltec, come Uil, continua a vantare la propria indipendenza rispetto ai partiti politici, che non significa indifferenza” rispetto alle questioni politiche del nostro Paese, al contrario significa che come organizzazione sindacale “possiamo porci come interlocutori non carichi di preconcetti: aspettiamo, dunque, sia le scelte politiche che quelle di politica economica in risposta all’emergenza che in questo momento è solo sulle spalle dei lavoratori che rappresentiamo”.

Il sindacato come soggetto di rappresentanza dei lavoratori è tradizionalmente un mondo popolato da uomini e intriso – prevalentemente – di cultura maschilista. Quale prospettiva indica Daniela Piras alle donne sindacaliste e alle donne lavoratrici? “Sono orgogliosa di rappresentare una categoria importante insieme a tutta la squadra che, con me, ha accettato di raccogliere questa sfida. Per tutto il resto, mi piacerebbe ci spogliassimo degli stereotipi di genere: per esempio, pensando che non c’è una differenza sostanziale tra come io affronterò questa sfida e come l’ha affrontata l’uomo che c’era prima di me”.

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro a +Europa.