Nicola Faganello è l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda. Nel corso del suo mandato ha accompagnato il rafforzamento del dialogo politico ed economico tra Roma e Dublino, sostenendo la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca. Una relazione che, anche grazie alla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea e al memorandum tra IBEC e Unioncamere, punta ora a svilupparsi nei settori a maggiore intensità tecnologica.

Come descriverebbe oggi i rapporti tra Italia e Irlanda?
«Italia e Irlanda sono legate da una relazione solida, di lunga data e in continua crescita, fondata su una forte vicinanza culturale e su una comunità italiana che ha contribuito e continua a contribuire in maniera significativa allo sviluppo del Paese. Anche la collaborazione economica è sempre più intensa, come dimostra il costante aumento dell’interscambio. Parallelamente si sta rafforzando la dimensione politica: i due Paesi collaborano strettamente nell’Unione europea e condividono priorità come competitività, crescita economica, sicurezza e difesa dei valori comuni. Le recenti visite istituzionali a Roma hanno confermato la qualità del dialogo tra i due governi».

Su quali dossier europei possono collaborare Roma e Dublino?
«La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea si apre in una fase particolarmente delicata, nella quale l’Europa deve agire con coraggio, pragmatismo e rapidità su temi centrali come sicurezza, energia e competitività. Su questi dossier Italia e Irlanda presentano una significativa convergenza di vedute. Entrambi i Paesi credono in un’Europa più competitiva, aperta ai mercati, capace di sostenere la crescita e di rafforzare la propria resilienza in uno scenario internazionale complesso. La vicinanza tra la presidenza irlandese e quella italiana, prevista nel primo semestre del 2028, offre inoltre l’opportunità di garantire continuità e consolidare ulteriormente il partenariato politico».

Quale contributo possono offrire insieme nel rapporto tra Europa e Stati Uniti?
«Il contributo di Italia e Irlanda nasce dalla complementarità delle rispettive economie e dal ruolo che i due Paesi svolgono sul piano internazionale. Grazie agli storici legami culturali e migratori e alla presenza di importanti multinazionali statunitensi, l’Irlanda occupa una posizione particolare nel rapporto tra Unione europea e Stati Uniti e può favorire il dialogo transatlantico. L’Italia, da parte sua, possiede una forte vocazione commerciale e un patrimonio di competenze industriali, tecnologiche e manageriali che rappresentano un elemento di forza per l’intero sistema europeo».

Quali settori presentano il maggiore potenziale di crescita?
«Le opportunità principali riguardano innovazione, alta tecnologia e farmaceutica. L’Irlanda è uno dei maggiori poli internazionali per la trasformazione digitale, la ricerca e le startup, mentre l’Italia può offrire competenze industriali, tecnologiche e manageriali altamente qualificate. Nel farmaceutico esiste già una forte integrazione tra le due economie. L’obiettivo è consolidare questa collaborazione favorendo nuove partnership tra imprese, investitori e centri di ricerca. La visita del viceministro Valentino Valentini nel marzo 2025 ha rappresentato un passaggio importante in questa direzione e la presidenza irlandese dell’Ue potrà offrire ulteriori occasioni di confronto bilaterale».

Quanto contano università, ricerca e mobilità delle competenze?
«La collaborazione tra università, la mobilità dei ricercatori e lo scambio di competenze possono incidere significativamente sul rafforzamento dei rapporti tra Italia e Irlanda. Ricerca e innovazione sono elementi fondamentali per la crescita e la competitività di entrambi i Paesi. In questa prospettiva si inserisce la prima Giornata della Ricerca italiana in Irlanda, organizzata dall’Ambasciata e dall’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. L’iniziativa ha riunito docenti e ricercatori italiani presenti nelle università e nei centri di ricerca irlandesi, con l’obiettivo di favorire la conoscenza reciproca e creare una rete di contatti che possa diventare un punto di riferimento anche per le controparti italiane».