«Guardate, le Nazioni Unite fanno un lavoro straordinario sul campo. Ci sono persone che salvano vite ogni singolo giorno. E poi ci sono questi cosiddetti “esperti” che si auto-sabotano, indossando l’uniforme delle Nazioni Unite e avvelenando il lavoro di chi opera in prima linea. Come potete permettere a questa persona di indossare la vostra uniforme? In un’azienda verrebbe licenziata su due piedi.»

“Licenziate Francesca Albanese”, ma a Napoli spunta un murale in suo onore

Così ha parlato chiaro Jeff Bartos, Ambasciatore e Rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite per la Gestione e la Riforma. Parole durissime, che riflettono una linea americana sempre più esplicita: l’ONU deve riformarsi sul serio se non vuole continuare a minare la propria credibilità. Proprio mentre dagli Stati Uniti arriva questa richiesta di licenziamento, in Italia Francesca Albanese viene invece riabilitata e trasformata nuovamente in icona. A Napoli il writer Jorit ha appena completato un murale in suo onore, ritraendola come “donna coraggiosissima” che difende i bambini di Gaza e sfida i potenti del mondo. Un tentativo evidente della sinistra più radicale di riproporla come simbolo.

Jorit aveva conquistato grande popolarità a Napoli con il murale dedicato a Maradona, opera che gli aveva portato ovvi consensi trasversali. Poi però si è smarrito nel peggio della propaganda filo-Putin: nel 2023 ha dipinto a Mariupol, città ucraina occupata, il murale di una bambina con lacrime di sangue, gli occhi che riflettono la bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk e bombe con la scritta “NATO”. Si è fatto fotografare sorridente ed eccitato come una groupie accanto a Putin al World Youth Festival di Sochi e ha trasformato la sua arte in uno strumento di propaganda russa, Oggi usa lo stesso pennello per celebrare Albanese. La traiettoria è coerente: sempre contro le democrazie occidentali, sempre a favore delle narrazioni autoritarie spacciate per rivoluzionarie, ma senza mai lasciare l’Occidente. Chissà perché.

La cultura della sinistra

Questa cultura non resta confinata ai murales di Napoli. È la stessa che anima la base più radicale della sinistra e che cerca di permeare il Pd, un partito già poco incline a difendere Israele con chiarezza anche dopo il 7 ottobre. Una sinistra che, invece di confrontarsi con la realtà e priva di argomenti seri, ha bisogno di eroine istituzionali da sventolare contro “l’imperialismo” e “il sionismo”. Albanese non è una dissidente perseguitata: è lei il potere forte. È una funzionaria internazionale con mandato ONU che ha ripetutamente superato i limiti di imparzialità richiesti dal suo ruolo: accuse di “genocidio” formulate in termini faziosi, attacchi frontali alla senatrice Liliana Segre (sopravvissuta ad Auschwitz) accusata di strumentalizzare la lotta all’antisemitismo, e tante altre esternazioni e posizioni che hanno spinto Stati Uniti, Israele, Germania e Francia a critiche pesantissime, fino alle sanzioni americane.

Le icone invecchiano male

Il fatto che Jorit la celebri proprio ora dimostra quanto questa narrazione sia funzionale a una certa area politica che vuole influenzare il Pd, spesso ci riuscendoci a scapito dei pochi riformisti di quel partito. Quando la sinistra preferisce venerare i murales di Jorit dimostra una cosa sola: non ha più idee, cerca solo icone. E le icone, come sappiamo, invecchiano male. Soprattutto quando a dipingerle è chi ha già scelto da che parte stare tra dittature e democrazie.

Enrico Cerchione

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